Universo Profondo in 3D: dalle Osservazioni di Hubble alla Ricostruzione di MUSE

Postato il 1 marzo 2015 alle 16:17

L'immagine sullo sfondo è il montaggio ripreso dallo Hubble Space Telescope della regione di cielo dello Hubble Deep Field South. Ad essa si aggiungono vari oggetti all'epoca non ripresi, ma visti ora da MUSE. Credit: ESO/MUSE Consortium/R. Bacon
L’immagine sullo sfondo è il montaggio ripreso dallo Hubble Space Telescope della regione di cielo dello Hubble Deep Field South. Ad essa si aggiungono vari oggetti all’epoca non ripresi, ma visti ora da MUSE. Credit: ESO/MUSE Consortium/R. Bacon

La creazione di mappe del profondo cielo è assolutamente vitale per gli studiosi che cercano di comprendere le dinamiche dell’Universo quando esso era ancora molto giovane. Tramite riprese a lunga esposizione di svariate regioni, gli astronomi hanno creato una grande quantità di campi profondi che hanno permesso di svelare gran parte dei suoi segreti: e tra di essi, il più celebre è sicuramente l’ Hubble Deep Field, ripreso in varie giornate dallo Hubble Space Telescope nel 1995, e seguito due anni più tardi da un’analoga ripresa dell’emisfero celeste australe, l’o Hubble Deep Field South.

Mappa mostrante la regione di cielo deominata Hubble Deep Field South, nella costellazione del Tucano. Credit: ESO, IAU and Sky & Telescope
Mappa che mostra la regione di cielo denominata Hubble Deep Field South, nella costellazione del Tucano. Credit: ESO, IAU and Sky & Telescope

Nonostante queste spettacolari immagini abbiano permesso di aumentare la nostra conoscenza su ciò che l’Universo conteneva in tempi remoti, esse non hanno dato risposta a diversi quesiti e, specialmente per le galassie, gli studiosi sono stati costretti ad analizzarle una per una con altri strumenti, un lavoro molto dispendioso soprattutto in termini di tempo. Ebbene, a questo proposito MUSE, strumento montato sul Very Large Telesope dell’ESO, è in grado di fornirci SIA un ottima ripresa del cielo profondo SIA le informazioni mancanti sui vari oggetti che compaiono. E in un tempo di gran lunga minore!

Il risultato di una delle prime osservazioni effettuate tramite MUSE, che ha osservato la stessa regione di cielo ripresa nell’Hubble Deep Field South (HDF-S), è andata oltre le aspettative: la ripresa è durata solo poche ore, ma ha portato ad una quantità di dati davvero importante.

In questa ripresa di MUSE sono segnati i vari oggetti la cui distanza è stata in seguito calcolata. Le stelle bianche indicano deboli stelle della Via Lattea, tutti gli altri simboli segnano galassie distanti. I cerchi indicano oggetti visti da Hubble, i triangoli oggetti scoperti da MUSE: in blu oggetti relativamente vicini; in verde e giallo, più distanti; in bianco e rosa, le galassie presenti quando l'Universo aveva meno di un miliardo di anni. Credit: ESO/MUSE consortium/R. Bacon
In questa ripresa di MUSE sono contrassegnati i vari oggetti di cui inseguito si è calcolata la distanza. Le stelle bianche indicano deboli stelle della Via Lattea, tutti gli altri simboli segnano galassie distanti. I cerchi indicano oggetti visti da Hubble, i triangoli sono oggetti scoperti da MUSE: in blu oggetti relativamente vicini; in verde e giallo quelli più distanti; in bianco e rosa le galassie presenti quando l’Universo aveva meno di un miliardo di anni. Credit: ESO/MUSE consortium/R. Bacon

L’immagine data da MUSE, infatti, non è soltanto formata da un insieme di pixel, ma anche da uno spettro che rivela l’intensità dei diversi colori che compongono la luce in quel punto, per un totale di circa 90 000 spettri. Tutto ciò può rivelare distanza, composizione e moti interni a centinaia di galassie lontane, oltre ad un cospicuo numero di debolissime stelle appartenenti alla Via Lattea stessa.

Oltre ad aver misurato accuratamente la distanza di 189 galassie (oltre dieci volte la quantità di misurazioni possibili in precedenza), sono stati registrati più di venti oggetti debolissimi, che nelle riprese effettuate da Hubble non compaiono nemmeno.

Per le galassie più vicine, invece, è possibile ora dare un’occhiata approfondita alle varie regioni, permettendo di capirne la rotazione e la variazione delle sue proprietà da zona a zona, e dunque di poter osservare l’evoluzione di questi straordinari agglomerati di stelle.

Giulia Murtas

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