“GLI ALIENI GIÀ VIVONO IN MEZZO A NOI”: DICHIARAZIONE SHOCK DELL’EX MINISTRO DEGLI ESTERI CINESE

La Cina, negli ultimi anni, ha registrato un altissimo numero di casi UFO, oggetto di studio da parte dei ricercatori. Per quanto possa sembrare bizzarra e strana questa affermazioni alle nostre orecchie occidentali, in Cina, da diversi anni, gli scienziati affermano che gli alieni vivono tra gli umani.

Sun Shili

In questo periodo storico, la Cina sembra essere sulla cresta dell’onda per quanto riguarda la corsa allo spazio e la questione della vita extraterrestre.

Nel 2013, seconda metà dell’anno, è prevista la missione che prevede l’installazione di un satellite orbitale attorno alla Luna, per studiarne in dettaglio la superficie, passaggio obbligato per costruire la mappa della regione in cui scenderà il primo astronauta cinese.

La Cina, che ha inviato il suo primo uomo nello spazio nel 2003 e compiuto la prima passeggiata spaziale nel 2008, vede il proprio programma spaziale come simbolo della sua crescente statura internazionale e una vera e propria affermazione del Partito che guida il Paese e che lo spinge con forza ad andare oltre. Anche i cinesi, infatti, vogliono andare su Marte per il 2030.

A tutto questo, bisogna aggiungere che la ricerca di vita extraterrestre e lo studio del fenomeno UFO sono materie molto apprezzate dalla comunità scientifica cinese, e debitamente riconosciute, tanto da essere oggetto sereno di dibattito pubblico e di nessun giudizio a priori.

Secondo quanto riportato da un articolo pubblicato su Izvestia, la Cina, negli ultimi anni, ha registrato un altissimo numero di casi UFO, oggetto di studio da parte dei ricercatori.

Tra loro, c’è chi tenta di stabilire una sorta di contatto con gli extraterrestri. Le attività di queste organizzazioni sono protette e patrocinate dalla Società Nazionale degli Studi Extraterrestri, fondata 25 anni fa e finanziata dal governo. Nella società sono ammessi solo scienziati e ingegneri.

Inoltre, un requisito importante per farne parte è l’aver pubblicato, durante il dottorato di ricerca, almeno un articolo sul fenomeno UFO o la vita extraterrestre. Secondo le informazioni riportate dal Canadian National Newspaper, circa un terzo di tutti i membri della società sono anche membri del governo cinese.

A differenza di quanto sembra avvenire in occidente, lo studio degli extraterrestri non è sistematicamente emarginato, troppo spesso vittima dei dogmi che la comunità scientifica impone a se stessa e alla ricerca in generale, anzi, sembra incoraggiata anche attraverso il lavoro di numerosi gruppi di “esopolitica” che si interessato dell’argomento.

GLI EXTRATERRESTRI VIVONO TRA GLI UMANI?

Per quanto possa sembrare bizzarra e strana questa affermazioni alle nostre orecchie occidentali, in Cina, da diversi anni, gli scienziati affermano che gli alieni vivono tra gli umani.

Uno di questi, Sun Shili, un funzionario in pensione del Ministero degli Esteri e ora presidente della Beijing UFO Research Society, ha dichiarato candidamente che gli “waixingren” (“extraterrestri” in lingua cinese) vivono in mezzo a noi.

UN PICCOLO PASSO PER UN CINESE, UN BALZO IN AVANTI PER LA CINA

Nell’intervista rilasciata al notiziario russo, Sun racconta del suo primo incontro ravvicinato avvenuto nel 1971, quando, durante la “rivoluzione culturale” (1966-76) fu mandato in una remota campagna per eseguire il duro lavoro della semina del riso.

Un giorno, mentre lavorava nel campo, la sua attenzione fu catturata da un oggetto luminoso nel cielo che saliva e scendeva ripetutamente. In un primo momento, Sun pensò che il fenomeno fosse una sorta di dispositivo di monitoraggio concepito dai militari durante la Guerra Fredda, una deduzione ragionevole visto il periodo in cui è avvenuto il fatto .

Solo molti anni più tardi, dopo aver letto tutto il materiale sugli avvistamenti UFO, capì di aver avuto un incontro ravvicinato.

Ma Sun non è l’unico nel paese a prendere gli avvistamenti sul serio. Secondo Shen Shituan, uno scienziato molto stimato, presidente della Beijing Aerospace University e presidente onorario della UFO Research Association, un’altra associazione sostenuta dal governo, vale la pena indagare su ogni caso di incontro ravvicinato.

“Alcuni di questi avvistamenti sono reali, altri sono falsi, altri ancora non sono molto chiari”, spiega Shituan. “In ogni caso, tutti questi casi vanno sempre studiati”.

I cinesi sperano che la ricerca sulla vita aliena possa fornire nuove risorse tecnologiche per lo sviluppo di velivoli ad alta velocità, fonti energetiche illimitate non inquinanti e modi per accelerare la crescita dei prodotti agricoli (tutte tecnologie che risolverebbero il grave sovrappopolamento della Cina).

LA NASA COLLABORA CON AZIENDE IN POSSESSO DI TECNOLOGIA ALIENA?

RAPIMENTI ALIENI IN CINA

Anche la Cina, tra i suoi files UFO, conta alcuni casi di rapimento alieno. La storia più famosa è quella di Zhao Meng Guo, un giovane agricoltore di Wuchang, una cittadina nella provincia di Heilongjiang.

Nel giugno del 1994, Zhao Guo, e altri lavoratori agricoli, mentre era impegnato con il suo lavoro, vide qualcosa di insolito nei pressi del vicino Monte Phoenix.

Avvicinatosi per vedere meglio il fenomeno, il giovane agricoltore fu avvolto da un fascio di luce che lo trasportò all’interno di quello che sembrava essere un velivolo alieno. Come egli stesso racconta, fu costretto ad accoppiarsi con un essere femminile di corporatura molto robusta.

“Era alta più di tre metri e aveva sei dita, ma per il resto sembrava del tutto simile ad un essere umano”, racconta Zhao Guo”. “Ho raccontato tutto a mia moglie su questa faccenda. Non si è arrabbiata molto!”.

Qualche anno dopo, nel 2003, Zhao Guo fu trasportato a Pechino per essere sottoposto ad una serie di esami psicologici e per essere sottoposto alla macchina della verità. A quanto pare, il racconto di Zhao Guo corrisponderebbe a verità.

Inoltre, secondo le analisi dei medici, il giovane presentava alcune cicatrici che non potevano essere state causate da lesioni comuni i da interventi chirugici. Il povero Meng Zhao Guo, essendo un umile contadino con un grado di scolarizzazione fermo alla 5° elementare, confessò anche di non aver mai sentito parlare di UFO, nè di ufologi, prima della sua “strana” esperienza.

IL CASO DI CAO GONG

Nel dicembre del 1999, Cao Gong, un uomo di mezza età residente a Pechino, dichiarò di essere stato rapito dagli alieni e di essere stato condotto fino a Qinhuangdao a bordo di un disco volante.

“Sembravano esseri umani, ma avevano mani grandi e un viso molto pallido”, raccontò lo stesso Cao. “A bordo dell’astronave c’era anche una ragazza cinese che sembrava avere circa 13 anni”.

Le autorità cinesi cominciarono l’indagine sui racconti di Cao nell’aprile del 2000. Come prima cosa, Cao fu sottoposto ad una seduta di ipnosi regressiva, per aiutarlo a ricordare l’accaduto nei particolari.

Poi fu portato nell’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Pechino e fu sottoposto alla macchina della verità. “In entrambi i casi, Falun Cao non ha mentito”, dichiarò Zhang Jingping, lo psicologo incaricato di condurre la ricerca sul caso.

In ultimo, nel luglio del 2000, Cao fu portato nell’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Tangshan dove, con l’aiuto di poliziotti esperti in identikit, fu realizzata un’immagine digitale del viso della ragazza, sulla base della descrizione di Cao.

Nel novembre del 2002, il dott. Zhang, con un gruppo di studenti dell’Università di Pechino, intraprese un viaggio a Qinhuangdao, alla ricerca della misteriosa ragazza. “Le speranza di trovare la ragazza solo con un’immagine digitale erano veramente minime”, ricorda Zhang.

Una volta arrivati nella cittadina, il gruppo cominciò la sua ricerca alla cieca tra i 400 mila abitanti di tutta la contea. “Sorprendetemene, il secondo giorno di ricerca trovammo un indizio utile. Un vecchio riconobbe l’immagine della ragazza”, continua Zhang.

“Poco dopo trovammo la ragazza e la portammo a Pechino per farla incontrare con Gong Cao, il quale la riconobbe come la ragazza che aveva visto nell’UFO”. Zhang Jingping ha speso tre anni per indagare su questo caso, uno dei più affascinanti con cui ha avuto a che fare, come lo stesso psicologo ebbe a dire.

LE ASSOCIAZIONI UFOLOGICHE CINESI

In Cina, gli aderenti alle associazioni ufologiche sono ufficialmente circa 50 mila persone, ma le stime sul numero effettivo di persone interessate al tema è probabilmente nell’ordine di decine di milioni di individui.

La rivista bimestrale più famosa sugli UFO vanta 400 mila copie vendute e le segnalazioni UFO vengono normalmente trasmesse dai notiziari nazionali e regionali, a differenza di quanto avviene in occidente.

Dalle nostre parti, i discorsi sugli UFO e la vita extraterrestre sono ancora argomenti tabù, da relegare nelle menti di chi vuole credere a tutto.

La scienza dogmatica occidentale, che porta sul suo groppone secoli di razionalismo empirico che mal si adattano alla speculazione e alla novità, non riesce a collocare il fenomeno UFO, ormai acclarato e continuamente segnalato, nell’alveo delle discipline che meritano un’attenzione di tipo scientifico.

Il paradigma cinese, invece, sembra di tutt’altro tono, forse anche per la relativa giovinezza culturale di tipo occidentale che il popolo cinese si trova a vivere in questo periodo storico.

“Al fine di comprendere i fenomeni UFO, abbiamo bisogno di avere una visione ampia di diverse discipline”, spiega Albert So, professore all’Università di Honk Kong, “come la matematica, la fisica, la storia, la filosofia e un’apertura mentale verso i fenomeno paranormali, cioè quei fenomeni che la scienza non è ancora in grado di spiegare”. In effetti, se i fenomeni inspiegabili non diventano oggetto di studio, come si può sperare di poterli mai comprendere?

CRONISTORIA DELLA PRESENZA ALIENA SULLA TERRA: FOTO E VIDEO DI UNA COMPAGNIA MOLTO ANTICA

Numerosi indizi nei libri sacri, nei reperti archeologici, nelle cronache storiche, nell’arte e nelle testimonianze di coloro che dicono di essere stati rapiti dagli alieni sembrano confermare che non siamo soli nell’universo.

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E’ una storia antica quella della presenza aliena sulla Terra, e i teorici degli Antichi Astronauti lo sanno bene.

A più riprese, il nostro pianeta sembra essere stato visitato da creature intelligenti in possesso di una tecnologia avanzata che gli permette di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce e di raggiungere qualsiasi angolo dell’universo.

Ma perchè sono qui? Secondo i ricercatori le motivazioni possono essere molteplici, e differenti per ciascuna specie aliena:

dall’esplorazione alla ricerca scientifica, dal rifornimento delle astronavi alla vacanza (alieni in vacanza sulla Terra! Stupendo!), dalla sperimentazione genetica allo sfruttamento delle risorse del nostro pianeta. Ma qual è la verità?

1 – 10000 a.C. – I Dischi di Dropa

Rinvenuti lungo il confine cino-tibetano, i dischi di pietra di Dropa (The Dopra Stones), secondo alcuni, sarebbero le prove di un antico schianto alieno sulla terra.

I dischi vennero rinvenuti nel 1938 da Chi Pu Tei, professore di archeologia presso l’Università di Pechino, e i suoi studenti, nel corso dell’esplorazione di una serie di alcune strane grotte sull’Himalaya.

Durante la spedizione questi scoprirono una grotta stupefacente fino ad allora rimasta inesplorata; quando i ricercatori entrarono si resero conto che più che una grotta si trattava di un sistema di gallerie artificiali e interconnesse.

Le pareti erano state levigate e sembravano cristallizzate, come se fossero state tagliate da una fonte di calore estremo, mentre c’erano incise sopra della strane iscrizioni che rappresentavano tutti i pianeti del nostro Sistema Solare, compresi il Sole e la Luna.

Inoltre, il gruppo rinvenne anche una serie di piccole tombe che contenevano gli scheletri di strane creature alte appena 1 metro e 30 e con il cranio enorme.

Di sicuro appartenevano a un razza sconosciuta. Accanto alle tombe furono trovati ammassati 716 dischi di granito con diametro dai 35 ai 50 cm e con un foro centrale, spessi un centimetro.

I dischi su un lato erano coperti di strani geroglifici, mentre sull’altro mostravano un’incisione a spirale che partiva dal centro e terminava verso il bordo esterno, un pò, simile ai moderni dischi musicali in vinile.

I reperti furono trasferiti segretamente a Pechino per essere studiati da un team di scienziati guidati dal professor Tsum Um Nui, il quale concluse che i dischi risalivano al 10 mila a.C. e raccontavano la storia di un gruppo di alieno chiamato “Drog-pa” (pelle gialla), proveniente da un pianeta lontano 12 mila anni luce e che un giorno giunse con la loro astronave sul nostro pianeta, precipitando tra le montagne del Tibet.

Pare che gli alieni avessero intenzioni pacifiche. Una volta che ebbero preso atto di non poter più ripartire per il loro pianeta natale, gli alieni furono costretti a stabilirsi sulla Terra mescolandosi alla popolazione locale. Ma le cose non andarono come avevano pensato questi antichi visitatori. Una parte di loro fu sterminata dalle tribù locali, spaventate dal loro aspetto inumano.

Gli indigeni del posto raccontano che in tempi remotissimi due tribù abitavano questa zona e che questi strani esseri alti solo 1,30 m. erano comparsi dal nulla o dal cielo, erano discesi dalle nubi. Alla fine, i nativi impararono a convivere con i pochi alieni sopravvissuti.

2 – 3000 a.C. – Il mistero delle Vimana

Con il termine sanscrito “Vimana” vengono indicati quei misteriosi oggetti volanti descritti nel Mahabharata e del Ramayana, antichi testi sacri della religione Indù, risalenti a 5 mila anni fa. Secondo le descrizioni di questi testi sacri, i vimana sono in grado sia di volare nell’aria, nello spazio e di immergersi sott’acqua. In uno di questi testi, il Ramayana di Valmiki si legge testualmente:

“La splendente astronave irradiava un bagliore fiammeggiante. Fiammeggiando come un fuoco rosso vivo, volava il carro alato di Ravana. Era come una cometa nel cielo”. Le Vimana vengono descritte come i mezzi di trasporto degli “esseri celesti”, forse Antichi Astronauti che, in forza della loro tecnologia avanzata, vennero scambiati per divinità dai nostri antenati.

3 – 1300 a.C. – Un X-File nell’antico Egitto

Antichi geroglifici raccontano di un evento soprannaturale avvenuto in Egitto durante il regno del faraone Thutmose III. Secondo le incisioni, un cerchio di fuoco apparve nel cielo di notte, per poi moltiplicarsi nel corso dei giorni successivi. I cerchi salirono poi verso il cielo, fino a scomparire. Si tratta del primo resoconto di un avvistamento UFO?

4 – 33 d.C. – La crocifissione di Cristo

Diverse testimonianze pittoriche mostrano che la crocifissione di Gesù Cristo è stata osservata da spettatori d’eccezione. Qui presentiamo due testimonianze provenienti dall’iconografia bizantina:

Nel dipinto esposto nella Cattedrale di Svetitskhoveli, Mtskheta in Georgia, strani oggetti solcano il cielo durante la Crocifissione. Si notano ai lati della croce due oggetti volanti all’interno dei quali sono raffigurati due volti intenti a guardare l’agonia del Cristo. Cosa sono questi due oggetti? E chi rappresentano i due volti all’interno di questi due velivoli?

Un’altro esempio molto significativo è l’affresco conservato nel Monastero di Visoki Decani in Kosovo. Questa opera è molto conosciuta tra gli appassionati di ufologia. Gli Oggetti ai lati della croce, sembrano essere dei velivoli occupati da due piloti, intenti ad osservare le ultime ore della vita di Gesù.

Una cosa sembra chiara: secondo la tradizione ortodossa, la morte di Gesù Cristo è raffigurato con dei testimoni cosmici d’eccezione. E la domanda seguente è ovvia: chi era realmente Gesù Cristo?

5 – 1180 – Il primo Disco Volante

700 anni prima che l’Occidente cominciasse ad utilizzare il termine “disco volante”, le cronache giapponesi del tempo registrano l’avvistamento di un “piatto di creta” volante. L’avvistamento avvenne nella provincia di Kii, nei pressi di una montagna. L’oggetto scomparve alto nel cielo, lasciando dietro di se una scia di “fumo incandescente”.

6 – 1428 – Il miracolo della neve

La “Fondazione della chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma”, più conosciuta come “Il Miracolo della Neve”, venne dipinta da Tommaso di Cristoforo Fini, detto Masolino da Panicale, su ordine del papa Martino V Colonna per la chiesa di Santa Maria Maggiore di Roma intorno al 1428.

” … abbiamo la rappresentazione visuale di uno stranissimo evento implicante Papa Liborio (352-366 A.D.). Secondo tale tradizione storica, in un sogno il Papa ebbe dagli Angeli l’ordine di costruire a Roma una nuova chiesa nel luogo esatto dove una nevicata miracolosa si sarebbe manifestata.

Il giorno dopo, una strana sostanza simile a neve cadde dal cielo contro qualsiasi previsione meteorologica, in una calda giornata d’agosto. Il fenomeno fu limitato alla sola zona di Roma in cui venne poi edificata la basilica di S. Maria Maggiore. (…) Quale fu la causa di questa nevicata “impossibile”?

Masolino da Panicale, nella sua pittura, rappresenta una scena dettagliata dell’evento, con la neve che cade da una “nuvola” grossa e allungata, grigiastra e a forma di sigaro, sotto la quale sono visibili delle nuvole più piccole. Un’attenta osservazione di queste ultime, peraltro, mostra che non sembrano nubi normali.

Esse sono infatti tutte chiaramente delineate nei loro contorni e tutt’altro che vaporose, e sono poi rappresentate a due a due e in maniera identica con illuminata solo la parte superiore, con la maggior parte dei “dischi diurni” muniti di cupola.” (Roberto Pinotti).

7 – 1710 – Il Battesimo di Cristo

Nel dipinto del pittore fiammingo Aert De Gelder, “Battesimo di Cristo” (1710), sono raffigurati Gesù e Giovanni Battista immersi in una luce proveniente da un disco lucente nel cielo. Se si tratta dello Spirito Santo, persona incorporea delle Trinità, perchè De Gelder ha voluto renderlo così materiale?

Alcuni pensano che il pittore fiammingo abbia dipinto un oggetto volante visto con i suoi stessi occhi, altri sospettano che De Gelder non abbia mai visto una nave aliena, ma che si sia ispirato ad una lunga tradizione di dipinti extraterrestri nascosti dalla Chiesa.

8 – 1897 – Tentativo di rapimento alieno

Il giornale locale di Stockton riporta la storia di un tentato rapimento alieno. Il colonello H.G. Shaw ha affermato che mentre stava guidando la sua macchina in compagnia di un’altra persona, si imbatte in quella che sembrava una navicella spaziale atterrata.

I due si sono fermati per poi essere avvicinati da tre umanoidi alti e sottili. La loro pelle era coperta con una specie di muta. Secondo Shaw, le creature tentarono di rapirli, ma lui e il suo amico riuscirono a respingerli. Il rapporto ufficiale redatto dal colonnello coincide con le testimonianze simili di altre persone raccolte nello stesso periodo e nella stessa zone.

9 – 1942 – La Battaglia Los Angeles

Tre mesi dopo l’attacco a Pearl Harbor, i californiani sono stati sul chi va là, terrorizzati di un possibile attacco giapponese. La notte del 24 febbraio, centinaia di persone riferirono di aver visto un UFO di grandi dimensioni muoversi su Los Angeles. Subito, tutti pensarono che si trattasse di un velivolo giapponese pronto a bombardare la città.

I militari di stanza a Los Angeles immediatamente illuminarono il cielo con i proiettori, per rendersi conto che non si trattava affatto di un velivolo giapponese. L’oggetto volante fu colpito con le armi antiaeree, ma non subì alcun danno apparente.

L’UFO galleggiava dirigendosi verso Long Beach per poi sparire ad alta quota. Fino ad oggi, la vera natura dell’oggetto è sconosciuta, ma l’evento è stato immortalato nella storia UFO come “La Battaglia di Los Angeles”.

10 – 1947 – L’evento di Roswell

Probabilmente si tratta dell’evento extraterrestre più famoso e controverso nella storia moderna. Lo schianto di un oggetto volante non identificato a Roswell, New Mexico, è considerato da molti come la prova definitiva dell’esistenza di vita intelligente su altri pianeti. Tuttavia, per decenni, è stato impossibile recuperare prove concrete dello schianto.

Nel luglio del 2012, Chase Brandon, il quale sostiene di aver lavorato per la CIA per 25 anni, ha confermato che “non si trattava di un pallone meteorologico”, come ha dichiarato al Daily Mail. “Era un oggetto che non proviene da questo pianeta”.

11 – 1957 – Il caso Vilas Boas

E’ in questo anno che sarebbe avvenuto il presunto rapimento alieno di un contadino brasiliano. Nio Vilas Boas è stato uno dei primi testimoni oculare ad attirare l’attenzione sul fenomeno dei rapimenti alieni.

Mentre arava il suo campo di notte, per evitare le ore calde del giorno, Vilas Boas vide una stella rossa nel cielo che, man mano, cresceva in dimensioni durante il suo avvicinamento, fino ad assumere la sagoma riconoscibile di un velivolo spaziale.

Vilas Boas fuggi via cercando di saltare sul suo trattore, ma prima che vi riuscisse, un umanoide in tuta grigia di cinque metri di altezza afferrò. Altri tre esseri intervennero in aiuto al primo e trasportarono Vilas Boas all’interno dell’astronave.

Una volta dentro, racconta il contadino, gli alieni presero un campione del suo sangue e lo costrinsero ad avere rapporti sessuali con una creatura femminile. Dopo circa 4 ore di esami, Vilas Boas fu rilasciato.

12 – 1961 – Betty e Barney Hill

Quando Betty e Barney Hill partirono per un viaggio dalla loro casa in New Hampshire in Canada, non sapevano quanto sarebbe diventata memorabile la vacanza che stavano per fare.

Durante il viaggio, la coppia avvistò quello che sembrava essere una stella in movimento su una traiettoria irregolare. Incuriosita dal fenomeno, la coppia si fermò e scese dall’auto per vedere meglio la strana stella, per poi scoprire con sgomento che si trattava di un velivolo spaziale.

L’ultima cosa che ricordano è che l’oggetto spaziale cominciò a muoversi verso di loro e poi si ritrovarono a 35 chilometri di distanza dal luogo dove avevano lasciato la loro auto. Che cosa era successo nel frammezzo, nessuno dei due lo ricorda.

Poco dopo, Betty cominciò ad avere incubi di creature aliene con la pelle grigia e grandi occhi che la osservavano e la esaminavano. Barney, invece, sotto inposi ha rivelato molti dei ricordi che sembravano essere stati cancellati dagli alieni. Il caso dei coniugi Hill è oggetto di studio ancora oggi.

13 – 1962 – Il rapimento di Rivalino Mafra

Raimundo Aleluia Mafra, un bambino di nove anni, raccontò che suo padre, Rivalino Mafra, un minatore, fu rapito da un disco volante a Duas Pontas, presso Belo Horizonte. “Il disco – come dichiarò il piccolo Raimundo – si è posato dinanzi alla nostra casa, mentre noi stavamo prendendo il fresco e ha ‘risucchiato’ nel suo interno mio padre. Poi è sparito”.

Il ragazzo fu messo sotto osservazione per diverso tempo. Vittima di una allucinazione? Di sicuro c’è che suo padre scomparve realmente.

14 – 1975 – Il caso di Trevis Walton

Il caso ha ricevuto una notevole pubblicità e rimane uno dei più noti casi di presunta Alien Abduction. Lo storico del fenomeno UFO Jerome Clark riporta come “pochi rapimenti hanno generato così tante polemiche come il caso Walton”.

Questo è uno dei pochissimi casi di rapimento alieno con testimoni oculari concordanti e uno dei casi di rapimento dove il tempo passato insieme agli alieni gioca un ruolo di secondo piano.

Travis Walton sostiene di essere stato rapito da un UFO il 5 novembre del 1975, mentre era al lavoro con dei colleghi nella Apache Sitgreaves National Forest in Arizona. Walton scomparve per diversi giorni, per poi riapparire dopo cinque giorni di intense ricerche, durante i quali vennero incriminati per presunto omicidio i suoi colleghi falegnami provenienti dal villaggio di Snowflake.

Nel 1993, la vicenda di Walton fu raccontata in un film, Bagliori nel buio (Fire in the Sky), diretto da Robert Lieberman e interpretato da D. B. Sweeney nella parte di Travis Walton e Robert Patrick nella parte di Mike Rogers.

15 – 2011 – Gli alieni della Tundra Siberiana

Due esploratori della tundra ghiacciata della Siberia si sono imbattuti in quello che sembra essere il corpo di un alieno. Il corpo risulta dilaniato e in parte sepolto dalla neve. Il colorito della pelle risulta essere violaceo e gli occhi hanno la particolare formazione orbitale a mandorla.

La zona del ritrovamento è uno di quei luoghi “caldi” nel quale si segnalano numerose attività UFO. Molti sono convinti che il cadavere dell’alieno sia un residuo di un incidente UFO avvenuto nella zona. Il video del ritrovamento ha totalizzato quasi 1,5 milioni di visualizzazioni.

ANTICHI ASTRONAUTI EXTRATERRESTRI SCAMBIATI PER DIVINITÀ DAI NOSTRI ANTENATI?

L’autore svizzero Erich von Däniken vuole dimostrare che degli esploratori alieni visitarono la Terra migliaia di anni fa e che furono considerati degli dei dalle popolazioni primitive. L’autore si chiede se i nostri antenati possano essere stati influenzati dalla visita di questi extraterrestri, di questi “dei”!

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Durante la seconda guerra mondiale, le truppe americane crearono delle basi aeree su alcune remote isole dell’oceano Pacifico.

Per i nativi, che non avevano esperienza di tecnologia avanzata, la vista di quegli “uccelli di metallo giganti” che atterravano faceva loro pensare che i loro dei avessero scelto la Terra come loro dimora.

Vedendo atterrare e decollare quei grossi aerei, le popolazioni primitive non potevano non considerare “sovrannaturale” tutta la tecnologia che noi consideriamo normale. La cosa che gradivano di più da quei grossi aerei era il cibo distribuito a gratis: i soldati americani consegnavano grossi carichi di viveri come aiuto alle popolazioni locali.

Alla fine della guerra le basi militari dell’Oceano Pacifico furono chiuse, e di conseguenza cessò il rifornimento di merci. Per attrarre nuovamente le navi e invocare nuove consegne di merci, i credenti del culto del cargo istituirono rituali e pratiche religiose, come la riproduzione grossolana di piste di atterraggio, aeroplani e radio e l’imitazione del comportamento osservato presso il personale militare che aveva operato sul luogo.

Così nacquero vere e proprie religioni! Questo fenomeno, conosciuto come “Culto del Cargo“, si è sviluppato principalmente in alcuni angoli remoti della Nuova Guinea e in altre società tribali della Melanesia e della Micronesia in concomitanza con l’arrivo delle prime navi esploratrici occidentali del XIX secolo. Culti simili sono però apparsi anche in altre parti del mondo.

Durante gli ultimi sessantacinque anni il culto del cargo è diminuito fino a scomparire quasi del tutto. Sull’isola di Tanna, nella Repubblica di Vanuatu, sopravvive ancora il culto di Jon Frum, uno dei più conosciuti, che nacque prima della guerra e divenne in seguito un culto del cargo.

È evidente come l’analogia di questi culti della “carne in scatola” si inserisca molto verosimilmente nello scenario descritto dai teorici degli Antichi Astronauti. Secondo questi ricercatori, qualcosa di molto simile potrebbe essere successa nel passato remoto dell’umanità. É possibile che Antichi Astronauti extraterrestri abbiano visitato la Terra migliaia di anni fa venendo scambiati per divinità e facendo nascere intere religioni?

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Extraterrestri in visita sulla Terra scambiati per divinità?

Il 20 luglio 1969, gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin diventano i primi uomini a mettere piede sulla Luna, proprio come alieni in visita da un altro mondo. Fino ad allora era stata solo fantascienza, ma ora, tutto ciò che si può immaginare sembra possibile. Se l’uomo può viaggiare nello spazio e viaggiare su altri pianeti, perchè esseri da altri pianeti non potrebbero visitare il nostro pianeta?

In un’ondata di moderni avvistamenti di UFO, emerge una nuova teoria e cioè che gli alieni abbiano visitato la Terra nell’antichità e siano stati considerati degli dei. Ma ammesso che sia vero, non dovrebbe esserci qualche prova? Forse c’è! Dobbiamo sono aprire i nostri occhi e la nostra immaginazione: la prova, forse, è proprio attorno a noi.

Nel 2002 la sonda terrestre Mars Odyssey rivela enormi giacimenti di ghiaccio sotto la superficie di Marte. La presenza di ghiaccio e la possibilità di acqua suggeriscono che la vita possa essere stata sostenuta, o addirittura generata, anche su un altri pianeti. Dopo decenni di shuttle orbitanti e rover robotizzati, l’idea di rimandare l’uomo nello spazio, su Marte ed oltre, riaccende l’immaginazione e riporta in auge la nozione che l’umanità ed esseri extraterrestri si siano incontrati nel passato.

Nel maggio del 2008, il Vaticano fa una dichiarazione sconvolgente. Per la prima volta nei suoi duemila anni di storia, la Chiesa Cattolica riconosce la possibilità dell’esistenza di vita intelligente su altri pianeti e che credere negli extraterrestri non contraddice la fede in Dio.

Questo significa che stiamo entrando in un’era in cui l’universo comincia ad essere considerato in maniera diversa rispetto a prima. Ma cosa ha innescato questa repentina inversione di rotta nel pensiero religioso? La Chiesa potrebbe essere stata influenzata da recenti scoperte scientifiche?

Alieni nei testi sacri del Giudaismo?

Se visitatori da altri pianeti furono considerati dei, non dovrebbero esserci delle annotazioni scritte al riguardo? Forse la risposta è proprio sotto il nostro naso, in uno dei luoghi più incredibili di tutti: la Bibbia!

Erich von Däniken, autore del best seller Gli alieni torneranno, è fermamente convinto che la Terra sia stata visitata in passato da esseri provenienti da altri pianeti, e questo è assolutamente coerente con la sua fede in Dio e nella Bibbia. É solo una questione di interpretazione.

«Bisogna capire che io credo profondamente in Dio, ma da giovane il mio Dio doveva essere onnipotente e non avrebbe mai avuto bisogno di un veicolo per spostarsi o innalzarsi in volo», racconta Erich von Däniken in una intervista su History Channel.

In quello che i cristiani chiamano Antico Testamento ci sono, infatti, diversi riferimenti alle visite di Dio sulla Terra e dei suoi angeli. A volte, queste visite sono accompagnate da un rumore tremendo e nuvole di fumo. Nel libro di Ezechiele, per esempio, il profeta dichiara di aver assistito ad una visita da parte di esseri celesti scesi dal cielo a bordo di una fantastica macchina volante. Per von Däniken, sarebbe una descrizione dettagliata di un avvistamento alieno:

“Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Quanto alle loro fattezze, avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila.

Gli esseri andavano e venivano come una saetta. Io guardavo quegli esseri, ed ecco sul terreno una ruota al fianco di tutti e quattro. Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutte e quattro la medesima forma; il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un’altra ruota.

Potevano muoversi in quattro direzioni; procedendo non si voltavano. Avevano dei cerchioni molto grandi e i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano.

Dovunque lo spirito le avesse sospinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. Quando essi si muovevano, anch’esse si muovevano; quando essi si fermavano, si fermavano anch’esse e, quando essi si alzavano da terra, anch’esse ugualmente si alzavano, perché nelle ruote vi era lo spirito degli esseri viventi.

Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento, simile a un cristallo splendente, e sotto il firmamento erano le loro ali distese, l’una verso l’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento”.[Ez 1,5-27].

Ezechiele non solo descrive quello che vede, descrive anche quello che sente e nell’insieme definisce tutto come “Gloria di Dio”! Il profeta descrive anche diverse creature alate a quattro facce con sembianze umane, che viaggiavano su dispositivi volanti lucenti con delle ruote. Nella “Gloria di Dio” c’è qualcosa di simile ad un trono e su di esso è seduto un essere che sembrava umano.

Ezechiele afferma che questo essere si spostava grazie ad un veicolo provvisto di ali, il cui rumore era simile al rombo di una cascata. Ezechiele vede “una ruota in una ruota” e questo oggetto sembra più di alta tecnologia che sovrannaturale. Considerando che non possiamo pretendere che quelle persone potessero cogliere la differenza tra sovrannaturale e alta tecnologia, il racconto di Ezechiele potrebbe avere un fondamento storico reale interpretato con categorie religiose.

C’è un altro personaggio della tradizione giudaica che von Däniken prende a campione per dimostrare le sue tesi: Enoch. Enoch compare una sola volta nella Bibbia, ma molto più spesso sulle versioni apocrife dell’Antico Testamento. Nel “Libro di Enoch“, si racconta che questo bisnonno di Mosè fu rapito in cielo da Dio per ben trecento anni.

Viene portato in cielo e lì incontra “l’Altissimo” (la Grande Gloria) che nella religione ebraica è uno dei nomi di Dio. L’Altissimo dice ai suoi servi: “insegnate a questo giovane la nostra lingua e poi insegnategli la scrittura”. Così Enoch inizia a scrivere dei libri. Enoch sarebbe il primo testimone oculare di un contatto tra l’umanità e una specie extraterrestre.

Quando furono scritti tutti questi racconti, la scrittura era un’invenzione relativamente nuova e la prima cosa che i primi autori misero per iscritto furono avvenimenti che accaddero per davvero. Erano avvenimenti talmente importanti e significativi che i nostri antenati dovevano metterli per iscritto. Perchè la società moderna non riesce ad accettare che queste storie potrebbero essere vere?

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Gli dei delle altre religioni

Di questi fenomeni sovrannaturali non si interessa solo la Bibbia. Quasi ogni religione possiede storie simili su divinità con poteri e abilità spettacolari, che discendono sulla Terra e influenzano direttamente la storia dell’umanità.

Negli antichi scritti epici sanscriti dell’India, ci sono numerose descrizioni di “Vimana”, ovvero mitiche macchine volanti in uso alle divinità. In uno di questi resoconti, il Bhāgavata Purāna, che risale addirittura a più di 5.000 anni fa, c’è la descrizione di un veicolo volante in metallo pilotato da un re di nome Nirga.

In altri testi sanscriti come il Mahābhārata, il Rigveda e il Rāmāyana, si possono trovare descrizioni di Vimana larghe fino a 30 metri e con le stesse capacità di un velivolo moderno. Un vimana produceva un fascio di luce che, se puntato su un bersaglio, lo consumava con la sua potenza. Questo fascio fotonico sembrerebbe un’arma laser di incredibile potenza. Più che un testo religioso, sembra un racconto di fantascienza! La cosa stupefacente è che tutte quest storie sono accettate come vere dalla moderna società indiana.

E’ difficile pensare che queste descrizioni siano semplicemente il frutto dell’immaginazione perchè, anche se furono scritte migliaia di anni fa, corrispondono a quanto riferito dalla gente oggi in caso di avvistamento di UFO. E’ possibile che ci troviamo di fronte a delle vere e proprie “cronache” di fatti realmente accaduti, descritti dagli autori come meglio potevano?

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Le misteriose pitture rupestri dell’Età della Pietra

Oltre alle testimonianze scritte, altre prove della venuta di antichi astronauti sul nostro pianeta potrebbero trovarsi nelle numerosi pitture rupestri e sculture in pietra che è possibile trovare in tutto il mondo. Le immagini valgono più di mille parole. Quando vediamo dei disegni in una grotta che sembrano raffigurare degli astronauti con il casco, cos’altro potrebbero essere se non dei cosmonauti extraterrestri?

Tutte queste antiche raffigurazioni o statue, ritraggono figure abbigliate in modo strano per quei tempi così antichi, con dei copricapo insoliti. Ma si tratta davvero di raffigurazioni di visitatori di altri mondi che atterrarono sulla Terra migliaia di anni fa? Come spiegare altrimenti queste curiose creature che indossano caschi, hanno antenne, che sembrano vestiti con delle tute “spaziali”? La domanda è: cosa videro i nostri antenati da sentirsi spinti a ritrarlo sulle pareti delle caverne?

In una città del Guatemala, c’è una scultura che richiama in modo inquietante un astronauta di oggi. Indossa un casco, c’è una specie di boccaglio e sul petto ci sono come dei comandi o un dispositivo per la respirazione. Come fu possibile creare una cosa simile 1.500 anni fa?

In Colombia, invece, sono stati ritrovati migliaia di artefatti tombali che somigliano incredibilmente agli aeroplani di oggi. Ci sono le ali, c’è la fusoliera e c’è la pinna in coda verso l’alto, che non appare in natura, ma che esiste solo nell’aerodinamica moderna. I nostri antenati videro qualcosa di simile volare in cielo?

Un altro artefatto molto interessante lo si può osservare nel museo di Istanbul. C’è questo uomo dello spazio seduto dentro una specie di navicella. Si vedono le mani e si vedono delle tubature collegate presso qualche dispositivo. Indossa una tuta e le gambe sono piegate. Anche ad un occhio inesperto sembra molto aerodinamico e sembra sicuramente qualche cosa che proviene dallo spazio cosmico.

I nostri antenati furono testimoni di qualcosa e cercarono di raffigurarlo nel modo migliore che potevano, con le categorie culturali e immaginative dell’umanità primitiva. La cosa stupefacente è che benchè queste culture umane si trovassero a grande distanza l’una dalle altre, tutte raccontano le stesse esperienza di contatto alieno, quasi a voler testimoniare che tutti facciamo parte di una gerarchia cosmica di esseri senzienti.

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Gli déi erano extraterrestri

Nel 1968, appena un anno prima dell’epico volo spaziale di Neil Armstrong sulla Luna, viene pubblicato un libro che cambia per sempre il mondo in cui molti, nella comunità scientifica e religiosa, vedono il loro pianeta natale.

Erich von Däniken, autore svizzero de Gli déi erano astronauti, vuole dimostrare che degli esploratori alieni visitarono la Terra migliaia di anni fa e che furono considerati degli dei dalle popolazioni primitive. L’autore si chiede se i nostri antenati possano essere stati influenzati dalla visita di questi extraterrestri, di questi “dei”! [Disponibile su IBS]

Agli occhi delle popolazioni primitive, le possibilità offerte dalla tecnologia degli alieni devono essere sembrate vere e proprie forze soprannaturali. Questo significherebbe che abbiamo bisogno di nuove spiegazioni riguardo all’origine dell’uomo.

Erich Von Däniken, grazie al suo libro, fu capace di sottolineare molte anomalie nella storia alle quali gli archeologi tradizionali non sanno rispondere in modo adeguato. La sua era un’idea rivoluzionaria: degli dei dallo spazio cosmico erano giunti sul pianeta e avevano aiutato l’uomo a creare la civiltà. Nonostante la grande popolarità del libro, le teorie di von Däniken vengono disprezzate dagli scienziati e derise dai teologi. La comunità scientifica continuava ad attribuire le “anomalie archeologiche” all’ingegno e alla tecnologia dell’uomo.

La teoria di von Däniken potrebbe avere un serio valore scientifico? Per trovare la risposta, si stanno svolgendo ricerche in tutto il mondo e la prova potrebbe trovarsi proprio sotto i nostri occhi. Se esseri alieni avessero visitato la Terra migliaia di anni fa, come avrebbero cercato di comunicare con i nostri antenati? E non esisterebbe qualche prova fisica del tempo che trascorsero sul nostro pianeta?

Le misteriose Linee di Nazca

Una risposta potrebbe trovarsi nel deserto di Nazca, in Perù. In cima ad un arido altopiano che si estende per circa 80 chilometri, il paesaggio è decorato da innumerevoli disegni geometrici e figure. Sorvolando il deserto si vedono delle linee simili a delle piste di atterraggio che cominciano e finiscono in maniera brusca. La più lunga è di 23 chilometri ed è diritta, senza nessuna curva, e termina in una di queste piste di atterraggio.

Tutte queste linee, grandi e piccole, compongono gigantesche figure sul terreno, raffiguranti pesci, ragni, scimmie, gorilla, ma così enormi che è possibile vederli soltanto ad alta quota. Furono tracciate da persone o da “qualcuno”, migliaia di anni fa. A chi erano indirizzati i misteriosi disegni delle famose Linee di Nazca, visibili soltanto da altitudini elevate? «I disegni sono fatti per qualcuno che vola! Su questo non si può discutere!», afferma lapidario von Däniken!

Le linee non subiscono erosione perchè le condizioni climatiche di quell’altopiano peruviano sono tali che non c’è vento, nè pioggia. La sostanza bianca di cui sono fatte le linee è stata analizzata dall’Università di Desdra e risulta essere un “vetro cristallino”, inodore e insapore.

Non sembra essere una sostanza naturale, quindi a Nazca sembra, effettivamente, che ci sia qualcosa che non va! Il passo successivo per comprendere il mistero di Nazca sarebbe quello di scavare, ma questo non è permesso dalla autorità peruviane. Nazca è considerato un luogo sacro e come tale non si può alterare, né investigare.

L’archeologia classica continua a fornire le spiegazioni più plausibili sulla funzionalità del sito, suggerendo che le linee potevano essere utilizzate come canali di irrigazione (in un luogo dove la pioggia è un fenomeno estremamente raro!), oppure fungevano da calendari astronomici giganti, o potevano essere sentieri per l’adorazione religiosa. La verità è che se si guarda Nazca dall’alto, si ha l’impressione di osservare un vero e proprio aeroporto, con quelle linee larghe che sembrano delle piste di atterraggio.

Nessuno ha idea del motivo per cui è stato creato un sito così particolare come quello di Nazca. Secondo la teoria degli Antichi Astronauti, le lunghe strisce rettilinee potevano essere delle vere e proprie piste di atterraggio per veicoli extraterrestri. Oppure, secondo l’altra famosa teoria che ipotizzerebbe l’esistenza di un’avanzata civiltà umana antidiluviana, queste piste sarebbero state utilizzate dagli atlantidei prima del cataclisma globale che colpì il nostro pianeta 12.000 anni fa.

Ma i geoglifi giganti non sono l’unico mistero che circonda Nazca. Sorvolando l’altopiano di Nazca, è possibile notare che alcune delle montagne sono state spianate artificialmente. Se si fa un confronto con le montagne circostanti il sito, ci si accorge che queste hanno delle creste evidenti, mentre alcune risultano perfettamente piatte, come tranciate di netto. Il vero mistero è che il materiale di risulta di quella montagna spianata risulta completamente scomparso. Che ne è stato?

Ma perchè gli extraterrestri avrebbero scelto proprio l’altipiano di Nazca per stazionare sulle Terra? Se per ipotesi una nave aliena arrivasse sulla Terra e voglia scoprire molto velocemente di cosa è fatto il pianeta, Nazca sarebbe il posto ideale da visitare e ricavare questo tipo di informazione, prelevando campioni e facendo esperimenti, perchè l’altopiano peruviano, ancora oggi, è una delle regioni più ricche di materie prime al mondo. C’è di tutto: oro, uranio, ferro, ecc… in quantità enormi. Quelle zone sono il “riassunto” delle risorse minerarie terrestri.

Il famoso sito di Palenque in Messico

Ma per Erich von Däniken e per altri sostenitori della teoria degli Antichi Astronauti, forse l’illustrazione più significativa si trova in Messico. Il sito archeologico maya di Palenque era abbandonato da secoli quando fu scoperto per caso dai conquistadores spagnoli. Nelle profondità di una tomba segreta, sotto uno dei templi secolari, c’è il sarcofago di 7 tonnellate del sovrano di Palenque del VII secolo, Pakal il grande.

Re Pakal era un misterioso leader maya. Era un gigante alto due metri e mezzo e i maya lo adoravano come se fosse stato una specie di divinità. Il sarcofago di Re Pakal è adornato con incisioni che sono diventate un esempio classico di arte maya. Gli archeologi tradizionali ritengono che l’illustrazione del sarcofago raffiguri Paqual che scende negli inferi dei maya, ma i teorici degli Antichi Astronauti interpretano l’incisione in maniera molto diversa.

Si vede un uomo intento a pilotare una specie di capsula, con una sorta di maschera sul naso. Con la mano in alto sta manipolando una serie di comandi, con la mano in basso sta accendendo qualcosa. Il tallone del piede sinistro è su una specie di pedale e fuori dalla caspula si vede una fiamma. Secondo Von Deniken, potrebbe essere una prova decisiva dell’esistenza degli extraterrestri.

Se pensiamo all’aspetto dei nostri astronauti quando si trovano in un razzo, con tutto l’equipaggiamento addosso, notiamo delle somiglianze. Perciò bisogna porsi la domanda: questo artefatto ha solo un valore simbolico, oppure hanno cercato di raffigurare, con la loro comprensione limitata per l’epoca, ciò che stava accadendo? Re Paqual era semplicemente un re maya amato da tutti? Oppure è possibile che si trattatava di un importante visitatore da un pianeta molto lontano?

Una mappa che non dovrebbe esistere

Nel 1929 viene scoperta una mappa misteriosa dipinta su pelle di gazzella. Gli archeologi attribuiscono il documento ad un ammiraglio turco del XVI secolo di nome Piri Reis. La stranezza è che questa mappa, in netto contrasto con le altre esistenti a quel tempo, è che essa rappresenta terre emerse che all’epoca non erano ancora state esplorate. Inoltre, la mappa raffigura la costa dell’Antartide così come essa appare sotto l’attuale coltre di ghiaccio. Questo significa che la mappa fu creata in un periodo in cui l’Antartide era libera dal ghiaccio, ovvero, molti milioni di anni fa!

La mappa raffigura dettagliatamente anche le coste di Europa e Nord Africa, ma è comunque l’illustrazione dell’Antartide settentrionale a sbalordire i teorici degli Antichi Astronauti, dato che questa regione non sarebbe stata scoperta se non dopo 300 anni. L’Antartide è coperta da ghiacci dello spessore di 1 chilometro e il radar capace di leggere sotto il ghiaccio fu inventato solo nel 1956, perciò una mappa del 1531 che mostra in maniera accurata questa topografia è piuttosto interessante.

Se si sovrappone la mappa di Piri Ris su una moderna mappa del mondo, si rimane a bocca aperta nello scoprire che la carta antica è accurata fin nel più minuto dettaglio. Come potevano i creatori di quella mappa vecchia di centinaia di anni conoscere montagne o fiumi che non erano ancora stati scoperti?

RELATORI AL CONGRESSO DELLA SCIENZA: GLI ANTICHI INDIANI PRATICAVANO IL VOLO SPAZIALE MIGLIAIA DI ANNI FA

Secondo i testi religiosi indiani, i Vimāna erano macchine in grado di volare nell’aria, nello spazio e di immergersi sott’acqua. Si racconta del loro utilizzo anche nelle guerre mitologiche del Mahābhārata e del Ramayana. Solo racconti leggendari? In un documento presentato al 102° Indian Science Congress, l’esistenza dei vimāna viene presa molto seriamente.

congresso-vimana

Un controverso documento è stato presentato nel corso della 102° edizione del prestigioso Indian Science Congress Association, nel quale si afferma che le antiche civiltà indiane praticavano il volo spaziale avanzato, migliaia di anni prima della scoperta del volo da parte dei fratello Wright nel 1903.

Il documento è stato presentato dal capitano Anand Bodas e Ameya Jadhav all’interno di una sessione intitolata “Scienze Antiche in Sanscrito”, durante la quale sono stati presi in considerazione i testi vedici nei quali si parla di macchine volanti in grado di compiere manovre molto sofisticate, velivoli capaci di volare attraverso i continenti e persino nello spazio, tutto questo oltre 7 mila anni fa.

“C’è una storia ufficiale e una storia non ufficiale”, ha detto il capitano Bodas alThe National. “La storia ufficiale ha registrato solo il volo dei fratelli Wright nel 1903, ma il vero inventore del primo velivolo è stato un saggio di nome Bharadwaja, vissuto circa 7 mila anni fa”.

Secondo il capitano, gli antichi indiani erano in possesso di tecnologia che poi è stata in qualche modo dimenticata, a causa del passare del tempo e dei saccheggi da parte delle dominazioni straniere. Forse tutto è andato perduto in qualche cataclisma globale avvenuto in epoca antica.

Tuttavia, come riferisce The Times of India, nonostante tra i suoi sottoscrittori ci siano ben sei premi Nobel e altri accademici e scienziati decorati, il documento è stato accolto dai soliti con scetticismo e bollato come “pseudo-scienza”, in quanto si tratta di citazioni di testi religiosi e non di prove empiriche.

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Quello delle macchine volanti, infatti, è un tema molto frequente nei testi religiosi indiani, una raccolta di antichissimi scritti sacri chiamati Veda. Essi costituiscono la più antica testimonianza di letteratura sanscrita e le più antiche scritture dell’induismo.

Al loro interno è possibile leggere di favolose macchine volanti denominateVimāna. Secondo le descrizioni di questi testi sacri, i vimāna sono in grado di volare nell’aria, nello spazio e di immergersi sott’acqua.

Non sono state individuate, finora, prove fisiche dell’esistenza di tali oggetti, ma la loro descrizione è diffusa, e viene persino descritto il loro uso nelle guerre mitologiche del Mahābhārata e del Ramayana. Il Vaimanika Shastra è un vero e proprio manuale che descrive, non solo come pilotare un vimāna, ma anche le sue caratteristiche tecniche.

Nei Veda, si menzionano diversi tipi di Vimāna, con diverse forme e dimensioni: il sole e carri volanti che ruotano tirati da animali, di solito cavalli; l’agnihotra-vimāna, con due motori (agnir in sanscrito significa “fuoco”), il gaja-vimāna, con più motori (gaja in sanscrito significa “elefante”).

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Il maggior detrattore del documento è stato lo scienziato della Nasa Ram Prasad Gandhiraman, il quale ritiene che certe convinzioni sono il frutto di un mix di scienza, mitologia e nazionalismo indù.

Tuttavia, altri studiosi, come alcuni scienziati statunitensi di origini indiane, hanno trovato l’esame delle antiche testimonianze piuttosto convincente, affermando: “La conoscenza cresce sempre, il suo flusso non si ferma mai. Quindi, se tutta questa conoscenza era disponibile nei giorni antichi, dobbiamo capire dove si è fermata. Perchè non è giunta fino a noi? Cosa l’ha fermata? Non sono a conoscenza della cronologia degli eventi, ma sono assolutamente disposto a saperne e a capirna di più”. Questa sì che è una mentalità scientifica!

La nube polverosa G2 supera il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea (con note)

Questa immagine composita, con note, mostra il moto della nube di polvere G2 mentre si avvicina e poi sorpassa il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.

Le nuove osservazioni con il VLT dell’ESO mostrano che la nube sembra essere sopravvissuta all’incontro ravvicinato con il buco nero e rimane un oggetto compatto, senza un’estensione significativa.

Le macchie sono state colorate per mostrare il moto della nube, rosso indica che l’oggetto si allontana, mentre blu che si avvicina. La croce indica la posizione del buco nero supermassiccio.

Crediti:

ESO/A. Eckart

eso1512it — Comunicato Stampa Scientifico

La miglior osservazione della nube di polvere che ha superato il buco nero al centro della Galassia

Le osservazioni con il VLT confermano che G2 è sopravvissuta all’incontro ravvicinato ed è un oggetto compatto.

26 Marzo 2015

Le migliori osservazioni finora della nube di gas e polvere G2 confermano che ha superato il punto di minor distanza dal buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea nel maggio 2014 ed è sopravvissuta alla prova. Il nuovo risultato del telescopio VLT (Very Large Telescope) dell’ESO mostra che l’oggetto non sembra essersi notevolmente allungato e che è molto compatto. Molto probabilmente è una giovane stella con un nucleo massiccio ancora nel processo di accrescimento di materia. Neppure il buco nero ha mostrato ancora alcun incremento dell’attività.

Un buco nero supermassiccio, con una massa pari a quattro milioni di volte quella del Sole, si annida nel cuore della Via Lattea. Intorno ad esso orbita un piccolo gruppo di stelle brillanti, oltre a un’engmatica nube di gas e polvere, nota come G2, studiata nella sua caduta verso il buco nero negli ultimi anni. Il punto di avvicinamento maggiore, noto come “peribothron” (dalla parola greca che significa “buco, pozzo”), era previsto nel maggio 2014.

Le forze mareali, in questa regione di gravità molto forte, avrebbero dovuto fare a pezzi la nube e disperderla lungo l’orbita. Parte di questo materiale avrebbe dovuto andare a nutrire il buco nero e portare a un improvviso brillamento e altre prove del fatto che il mostro si gustasse un pranzetto inaspettato. Per studiare questo evento unico, la zona del centro galattico è stata osservata con attenzione negli ultimi anni da molti gruppi con grandi telescopi in tutto il mondo.

Un’equipe guidata da Andreas Eckart (University of Cologne, Germania) ha osservato la regione con il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO [1] per molti anni, comprese alcune nuove osservazioni durante il periodo critico da febbraio a settembre 2014, appena prima e appena dopo il peribothron del maggio 2014. Queste nuove osservazioni sono consistenti con le precedenti effettuate con il telescopio Keck alle Hawaii [2].

Le immagini in luce infrarossa dall’idrogeno incandescente mostrano che la nube era compatta sia prima che dopo l’incontro ravvicinato, mentre girava intorno al buco nero.

Oltre a fornire immagini molto nitide, lo strumento SINFONI installato sul VLT divide la luce nei suoi colori componenti infrarossi e così permette di stimare la velocità della nube [3]. Prima del punto di massimo avvicinamento, la nube viaggiava allontandosi dalla Terra a una velocità di circa 10 milioni di chilometri all’ora mentre dopo aver girato intorno al buco nero si avvicinava alla Terra a una velocità misurata di circa 12 milioni di chilometri all’ora.

Florian Peissker, uno studente di dottorato all’Università di Colonia in Germania, che ha effettuato molte delle osservazioni, ha detto: “Essere al telescopio e vedere i dati che arrivavano in tempo reale è stata un’esperienza affascinante“, mentre Monica Valencia-S., una ricercatrice post-dottorato sempre all’Università di Colonia, che ha poi lavorato all’impegnativa riduzione dei dati, aggiunge: “È stato sorprendente vedere che il bagliore della nube di polvere rimaneva compatto sia prima che dopo l’avvicinamento al buco nero.

Anche se osservazioni precedenti avevano suggerito che l’oggetto G2 si fosse allungato, le nuove osservazioni non hanno portato alcuna prova che la nube si fosse distesa, nè diventando visibilmente più lunga, nè mostrando una maggior distribuzione in velocità.

Oltre alle osservazioni con lo strumento SINFONI, l’equipe ha svolto una lunga serie di misure della polarizzazione delle luce proveniente dalla regione del buco nero supermassiccio usando lo strumento NACO al VLT. Queste, le migliori osservazioni nel genere finora, rivelano che il comportamento della materia che accresce sul buco nero è molto stabile e – finora – non è stato modifcato dall’arrivo del materiale della nube G2.

La resilienza della nube di polvere agli effetti mareali dovuti all’estrema gravità così vicino al buco nero suggeriscono fortemente che la polvere circondi un oggetto denso con un nucleo massiccio, e non sia invece una nube liberamente fluttuante. Ciò è anche confermato dalla mancanza, finora, di prove che il materiale stia alimentando il mostro centrale, cosa che porterebbe a un’attività intensa di brillamenti.

Andreas Eckart riassume i risultati così: “Abbiamo esaminato tutti i dati recenti, in particolare il periodo nel 2014 in cui si è verificato l’avvicinamento al buco nero. Non possiamo confermare alcun allungamento significativo della sorgente. Di sicuro non si comporta come una nube di polvere senza un nucleo. Pensiamo che sia una giovane stella circondata di polvere.

Note

[1] Queste osservazioni sono molto difficili perchè la regione è nascosta da spesse nubi di polvere e perciò servono osservazioni in luce infrarossa. Inoltre, l’evento si verifica molto vicino al buco nero e serve l’ottica adattiva per avere immagini sufficientemente nitide. L’equipe ha usato lo strumento SINFONI sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO e ha controllato il comportamento della regione del buco nero centrale in luce polarizzata usando lo strumento NACO.

[2] Le osservazioni con il VLT sono più nitide (perchè effettuate a lunghezze d’onda più corte) e inoltre hanno misure ulteriori di velocità dallo strumento SINFONI e di polarizzazione con lo strumento NACO.

[3] Poichè la nube polverosa si muove relativamente alla Terra – allontanandosi da questa prima del punto di massima vicinanza al buco nero e avvicinandosi ad essa in seguito – l‘effetto Doppler modifica la lunghezza d’onda della luce osservata. Questi cambi di lunghezza d’onda possono essere misurati con uno spettrografo molto sensibile come lo strumento SINFONI sul VLT, che può essere usato anche per misurare la dispersione delle velocità del materiale, che ci si aspetterebbe nel caso in cui la nube si estenda lungo l’orbita in modo significativo, come era stato riportato in precedenza.

Ulteriori Informazioni

Questo lavoro è stato presentato nell’articolo “Monitoring the Dusty S-Cluster Object (DSO/G2) on its Orbit towards the Galactic Center Black Hole” di M. Valencia-S. et al. nella rivista Astrophysical Journal Letters.

L’equipe è composta da M. Valencia-S. (Physikalisches Institut der Universität zu Köln, Germania), A. Eckart (Universität zu Köln; Max-Planck-Institut für Radioastronomie, Bonn, Germania [MPIfR]), M. Zajacek (Universität zu Köln; MPIfR; Astronomical Institute of the Academy of Sciences Prague, Repubblica Ceca), F. Peissker (Universität zu Köln), M. Parsa (Universität zu Köln), N. Grosso (Observatoire Astronomique de Strasbourg, Francia), E. Mossoux (Observatoire Astronomique de Strasbourg), D. Porquet (Observatoire Astronomique de Strasbourg), B. Jalali (Universität zu Köln), V. Karas (Astronomical Institute of the Academy of Sciences Prague), S. Yazici (Universität zu Köln), B. Shahzamanian (Universität zu Köln), N. Sabha (Universität zu Köln), R. Saalfeld (Universität zu Köln), S. Smajic (Universität zu Köln), R. Grellmann (Universität zu Köln), L. Moser (Universität zu Köln), M. Horrobin (Universität zu Köln), A. Borkar (Universität zu Köln), M. García-Marín (Universität zu Köln), M. Dovciak (Astronomical Institute of the Academy of Sciences Prague), D. Kunneriath (Astronomical Institute of the Academy of Sciences Prague), G. D. Karssen (Universität zu Köln), M. Bursa (Astronomical Institute of the Academy of Sciences Prague), C. Straubmeier (Universität zu Köln) e H. Bushouse (Space Telescope Science Institute, Baltimore, Maryland, USA).

L’ESO (European Southern Observatory, o Osservatorio Australe Europeo) è la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa e l’osservatorio astronomico più produttivo al mondo. È sostenuto da 16 paesi: Austria, Belgio, Brasile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, e Svizzera, oltre al paese che ospita l’ESO, il Cile. L’ESO svolge un ambizioso programma che si concentra sulla progettazione, costruzione e gestione di potenti strumenti astronomici da terra che consentano agli astronomi di realizzare importanti scoperte scientifiche. L’ESO ha anche un ruolo di punta nel promuovere e organizzare la cooperazione nella ricerca astronomica. L’ESO gestisce tre siti osservativi unici al mondo in Cile: La Silla, Paranal e Chajnantor. Sul Paranal, l’ESO gestisce il Very Large Telescope, osservatorio astronomico d’avanguardia nella banda visibile e due telescopi per survey. VISTA, il più grande telescopio per survey al mondo, lavora nella banda infrarossa mentre il VST (VLT Survey Telescope) è il più grande telescopio progettato appositamente per produrre survey del cielo in luce visibile. L’ESO è il partner principale di ALMA, il più grande progetto astronomico esistente. E sul Cerro Armazones, vicino al Paranal, l’ESO sta costruendo l’European Extremely Large Telescope o E-ELT (significa Telescopio Europeo Estremamente Grande), un telescopio da 39 metri che diventerà “il più grande occhio del mondo rivolto al cielo“.

La traduzione dall’inglese dei comunicati stampa dell’ESO è un servizio dalla Rete di Divulgazione Scientifica dell’ESO (ESON: ESO Science Outreach Network) composta da ricercatori e divulgatori scientifici da tutti gli Stati Membri dell’ESO e altri paesi. Il nodo italiano della rete ESON è gestito da Anna Wolter.

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Una tempesta sul Cile

Notizia importante sulla perdita di comunicazioni con APEX, ALMA e Paranal

25 Marzo 2015

In risposta alle informazioni fornite dal Servizio Meteorologico del Cile, attraverso il sistema di allerta meteo, il Servizio Meteorologico del Cile, coordinato con il Consiglio Regionale ONEMI ha dichiarato un Allerta di Codice Rosso per alcune zone nel Cile del Nord e del Centro a causa di intensi temporali.

Ne consegue che il nostro personale ad APEX, ALMA e Paranal è al momento senza possibilità di comunicare. Non sono riportati danni a cose o persone e tutti sono al sicuro. I familiari possono contattare l’ufficio del Personale dell’ESO per ulteriori informazioni: +56 2 24633000.

Aggiornamento 25.03.15 20:43 CET: Sono ripresi i contatti con Paranal.

Aggiornamento 25.03.15 20:53 CET: Sono ripresi i contatti anche con APEX e ALMA.

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