25 immagini di piani geometrici in natura per gli amanti della simmetria

plantas-geometricas-1-838x789I frattali possono sembrare troppo perfetti per essere veri, ma si verificano in natura da sempre . Esempi di matematica, fisica e la selezione naturale nel mondo in cui viviamo.

Come ha detto Galileo nel suo libro “The Tester”, “L’universo è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche.”

Abbiamo lottato per anni per capire questa geometria perfetta, la simmetria dell’universo e gli schemi naturali, che sono anche intriganti e affascinanti. Vediamo alcuni esempi bellissimi: [ BoredPanda ]

1. Aloe polyphylla

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2. Romanesco

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3. Tempio del Buddha (impianto ibridoCrassula pyramidalis con Crassula perfoliata)

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4. Dahlia

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5. Victoria regia

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6. fiori che assomigliano velluto

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7. frattale Cavolo

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8. Sunflower

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9. Pine-rugiadosa

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10. Hoya aldrichii

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11. Cactus

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12. Aloe polyphylla

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13. Camellia

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14. Viola sacculus

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15. Argyroxiphium sandwicense

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16. sedioides Ludwigia

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17. pianta succulenta

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18. Sesso impianto Lobelia

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19. aselliformis Pelecyphora

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20. foglie simmetriche

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21. frattale cavolo viola

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22. Pine Cone

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23. tequilana Agave

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24. Bel fiore simmetrico

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25. Araucaria arucana

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La terza dimensione non serve più.E se l’universo fosse un ologramma?

90734_web-664x498Per descrivere l’universo potrebbero bastare anche meno dimensioni di quante avremmo mai potuto pensare, e non si tratta di una freddura da matematici: nuovi calcoli dimostrano che si tratta di caratteristiche fondamentali dello spazio stesso.

Lunghezza, larghezza, altezza. A prima vista non sembrano poterci essere dubbi: la realtà che abitiamo è tridimensionale. Eppure una delle teorie più chiacchierate in fisica negli ultimi anni sembra mettere in discussione anche questo assunto consolidato. Il cosiddetto principio olografico afferma che una descrizione matematica dell’universo potrebbe tranquillamente fare a meno di una delle dimensioni previste. Quello che noi percepiamo come tridimensionale potrebbe essere nient’altro che un trucco: un ologramma 3D su un enorme orizzonte cosmico 2D.

E se fino a ieri idee del genere erano considerate quantomeno esotiche, diventano credibili oggi grazie ai risultati ottenuti dagli scienziati della Vienna University of Technology (TU Wien): il principio olografico vale anche in uno spaziotempo piatto.

Tutti conosciamo gli ologrammi delle banconote o delle carte di credito. Sono oggetti bidimensionali, che pur tuttavia si presentano ai nostri occhi con le caratteristiche della tridimensionalità. L’universo che abitiamo potrebbe comportarsi in maniera non dissimile dagli ologrammi: il team di ricerca diDaniel Grumiller, della TU Wien, ha lavorato a questa idea per tre anni consecutivi collaborando con le università di Edimburgo, Harvard, IISER Pune, Kyoto e il MIT. I risultati sono appena stati pubblicati sulla rivista Physical Review Letters e confermano la validità del principio di corrispondenza in un universo piatto.

«Se la gravità quantistica in un universo piatto ci consente di avere una descrizione olografica a partire dalla teoria quantistica standard, allora ci devono essere grandezze fisiche calcolabili in entrambe le teorie, e i risultati devono combaciare», spiega Grumiller. Ed è soprattutto una caratteristica fondamentale della meccanica quantistica – l’entanglement – a dover apparire nella teoria gravitazionale (ne abbiamo parlato approfonditamente su MediaINAF).

Semplificando brutalmente, il fenomeno dell’entanglement quantistico sarebbe una rappresentazione nell’universo a 3D (senza dunque considerare la gravità) di quello che sono i wormholes in un universo a 4D (con la gravità). Insomma, il cunicolo spazio-temporale che unisce una coppia di buchi neri situati agli estremi opposti dell’universo e l’ineffabile stringa che vincola in modo indissolubile le proprietà esibite da una coppia di particelle elementari non sarebbero altro che due facce della stessa medaglia. Una visione, val la pena osservare, che entrerebbe a gamba tesa nell’annosa querelle fra meccanica quantistica e relatività generale.

Grumiller, con l’aiuto di Arjun Bagchi, Rudranil Basu e Max Riegler, è riuscito a dimostrare che l’entropia di entanglement assume lo stesso valore per la gravità quantistica “piatta” e per la teoria quantistica dei campi a dimensioni ridotte.

«I nostri calcoli confermano l’ipotesi che il principio olografico può essere realizzato anche su spazi piatti», dice Riegler della TU Wien. Questa scoperta non dimostra che stiamo davvero vivendo in un ologramma. Ma a quanto pare ci sono sempre più elementi a sostegno di una validità del principio di corrispondenza nel nostro universo.

Credito immagine:TU Wien.

Di Davide Coero Borga

Fonte:http://www.media.inaf.it/2015/04/28/e-se-luniverso-fosse-

Un viaggiatore del tempo nel 1941

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Un viaggiatore del tempo sarebbe stato immortalato in una foto scattata oltre settant’anni fa ed esposta al Virtual Bralorne Pioneer Museum della Columbia Britannica, in Canada. La foto è stata scattata presumibilmente nel 1941 in occasione della riapertura del Ponte South Fork, nella Columbia Britannica, dopo l’alluvione del novembre 1940. In essa si può osservare qualcosa fuori posto, o meglio “fuori dal tempo”.
Sulla destra infatti si nota un ragazzo con una capigliatura che oggi definiremmo alla moda, che porta occhiali da sole dalla linea molto moderna, indossa una t-shirt stampata con un bel maglioncino ed infine tiene tra le mani una macchina fotografica compatta.
L’immagine, pubblicata online nel 2010, ha fatto subito il giro di Internet e molti fautori dei viaggi nel tempo sono giunti alla conclusione di avere finalmente trovato la prova definitiva: una foto del 1940 ha catturato un viaggiatore temporale!
Ovviamente il primo dubbio che sorge sull’intera questione riguarda il motivo per il quale un viaggiatore del tempo vorrebbe visitare la riapertura di un ponte in una piccola città del Canada, tuttavia vediamo di analizzare meglio la foto e la sua storia.
L’immagine è disponibile attraverso il sito ufficiale del museo del Canada. Essa faceva parte della mostra “Their Past Lives Here” (in italiano: Il loro passato vive ora), esposta al pubblico a partire dal 2004 ed è stata pubblicata sul web a partire dal febbraio 2010.
Data l’autorevolezza della fonte si presume che la foto sia autentica, come pure la sua datazione. Inoltre ad un’analisi digitale non risultano tracce evidenti di manomissione, o se ve ne sono state, esse sono realizzate estremamente bene.
Come si spiega allora l’uomo fuori dal tempo?
La risposta è che non è proprio fuori dal suo tempo come potrebbe sembrare a prima vista.
Infatti nonostante l’aspetto moderno dell’uomo, i suoi abiti, gli occhiali ed anche la macchina fotografica possono benissimo appartenere all’epoca in cui è stata scattata la foto.
Come si vede nell’immagine seguente, gli occhiali da sole sono simili a quelli portati dall’attrice Barbara Stanwyck nel film “La fiamma del peccato” del 1944.
Quella che in base alla moda contemporanea sembra essere una maglietta con la scritta stampata, che sarebbe effettivamente fuori dal tempo, in realtà è una felpa con uno stemma bordato,  molto comune nei campus universitari in quegli anni.
Il maglione sopra la felpa sembra essere lavorato a mano ed ha la chiusura a bottoni: sembra in ogni caso un capo di abbigliamento tutt’altro che raro negli anni quaranta.
Infine, nonostante si obietti che la macchina fotografica presenta una lente troppo grande e sia troppo compatta per l’epoca, essa somiglia molto al modello Kodak Folding Pocket in commercio negli Stati Uniti già nei primi decenni del ventesimo secolo.
In sostanza, la foto più che essere una prova dei viaggi nel tempo è la dimostrazione della ciclicità della moda.

Fonte: Forgetomori

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LA “PARTICELLA DEL DRAGO”: SCOPERTA UNA FORMA DI VITA EXTRATERRESTRE?

Un gruppo di scienziati britannici, dopo aver ottenuto i risultati dell’analisi di un organismo trovato nello spazio, sostiene di avere prove dell’esistenza di vita extraterrestre.
Secondo quanto afferma il sito inglese Express, i ricercatori dell’Università di Sheffield e del Centro di Astrobiologia dell’Università di Buckingham, in Gran Bretagna, hanno divulgato la foto inedita di un organismo misterioso che proverebbe l’esistenza della vita al di fuori del nostro pianeta.

Questa piccola struttura, chiamata “particella del drago”, non supera i 10 micrometri di lunghezza e suoi scopritori dicono che si tratta di una “entità biologica” composta da carbonio e ossigeno, elementi fondamentali per la vita.
La particella del drago è stata prelevata da un pallone sonda inviato nella stratosfera, 27 km sopra l’atmosfera terrestre, con lo scopo di raccogliere particelle spaziali durante una pioggia di meteoriti.
I ricercatori sono convinti che non è possibile che la particella possa aver raggiunto lo spazio partendo dalla Terra, ma essa deve aver avuto origine “altrove”, da qualche altra parte nell’universo.
Secondo Milton Wainwright, uno dei responsabili della ricerca, questa scoperta dimostra non solo che ci sono forme di vita al di fuori della Terra, ma anche che questi organismi extraterrestri “piovono” costantemente sul nostro pianeta.
“L’analisi scientifica della struttura indica che è costituita da carbonio e ossigeno e che non si tratta in alcun modo di un detrito cosmico o vulcanico di altro tipo” ha detto Wainwright, che tuttavia rimane dubbioso sul fatto che si tratti di un organismo singolo o che invece faccia parte di una entità più grande.
“Questi risultati possono cambiare per sempre la nostra percezione della vita e dell’evoluzione sulla Terra. Sarà necessario riscrivere i nostri libri di testo di biologia”, ha aggiunto.
Fonte: RT tramite UFO e dintorni

“LA MORTE NON ESISTE”! ALLA SCOPERTA DEL BIOCENTRISMO DEL DOTT. LANZA

Molti di noi, a buona ragione, temono la morte. Alcuni ricercatori, tra i quali il dottor Robert Lanza, spiegano che noi crediamo nella morte semplicemente perchè così ci è stato insegnato: “noi moriremo”! Ma una nuova teoria scientifica suggerisce che la morte corporale non è l’evento terminale che pensiamo, ma solo il passaggio ad un livello differente di esistenza. Scopriamo l’affascinante teoria del “Biocentrismo” di Lanza.

Siccome identifichiamo la nostra persona con il corpo, e sappiamo che gli organismi biologici sono destinati a morire, ci siamo sempre più convinti che la morte del corpo sia anche la fine della nostra coscienza.

Il dott. Robert Lanza è attualmente direttore scientifico presso l’Advanced Cell Technology ed è professore aggiunto presso laWake Forest University School of Medicine.

Ha pubblicato centinaia di articoli scientifici e numerose invenzioni e ha scritto, fino ad ora, più di 30 libri, tra i quali Principles of Tissue Engineering (Principi di ingegneria dei tessuti) e Essentials of Stem Cell Biology (Fondamenti di biologia delle cellule staminali), due pubblicazioni che sono riconosciute come riferimenti definitivi in campo scientifico.

In un articolo scritto per l’Huffington Post, il dott. Robert Lanza descrive un’affascinante teoria scientifica che è stata definitabiocentrismo e che potrebbe offrirci una visione completamente nuova, dal punto di vista scientifico, della morte e del destino della coscienza umana dopo la morte.

Come abbiamo già scritto in un recente post, la fisica quantistica è alla base di questa rinnovata attenzione che la scienza sta dedicando alla coscienza umana, tanto da far definire “l’anima” come una delle strutture fondamentali dell’Universo.

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Teoria Quantistica della Coscienza: l’anima secondo la fisica quantistica

La coscienza non è più oggetto d’indagine solo per biologi, filosofi e teologi, ma lo è diventata anche per la fisica.

Ad oggi, la scienza moderna non è ancora in grado di offrire una spiegazione valida che giustifichi come da un gruppo di cellule cerebrali possa sorgere la coscienza umana: la bellezza di un tramonto, il sapore di un pasto delizioso o l’innamoramento, sono tutti fenomeni che sfuggono alle misurazioni del metodo scientifico.

Certo, la biologia e la neurologia possono spiegare i meccanismi che regolano il funzionamento del cervello rispetto agli stimoli ricevuti dai sensi, ma non siamo ancora in grado di spiegare, dal punto di vista scientifico, la soggettività dell’esperienza sensoriale.

Quel che è peggio, è che nessuna disciplina scientifica è capace di spiegare in che modo la coscienza possa emergere dalla materia. La nostra comprensione dell’enigmatico fenomeno della coscienza è praticamente nulla. La teoria scientifica di Robert Lanza, chiamata biocentrismo, cerca di raffinare queste considerazioni.

Uno degli aspetti più noti della fisica quantistica sta nel fatto che certi fenomeni non possono essere previsti in maniera assoluta. L’unica possibilità che abbiamo è quella di calcolare le probabilità che un determinato evento si verifichi.

Secondo l’interpretazione offerta della Teoria del Multiverso, a ciascuno di questi eventuali eventi corrisponde un universo differente. Dunque, esiste un numero infinito di universi, e tutto ciò che può accadere, accade in qualche universo. Tutti gli universi possibili esistono simultaneamente, indipendentemente da ciò che accade in ciascuno di essi. Quindi significa che le leggi che regolano gli infiniti universi possono essere, appunto, infinite.

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Chi o cosa pone le regole che sono alla base di questi infiniti universi? Un noto esperimento di fisica quantistica, dimostra che la presenza di un osservatore è in grado di influenzare il comportamento delle particelle.

Cosa significa ciò? Qual è la relazione che c’è tra la percezione del mondo e il mondo in sè? E’ possibile che il mondo che abbiamo sotto gli occhi sia determinato, in larga parte, dalla nostra mente? Lo spazio è il tempo sono dimensioni che esistono a prescindere dall’osservatore, oppure il nostro cervello, in qualche modo, li determina?

Secondo il biocentrismo, lo spazio e il tempo non sono quelle dimensioni immutabili e rigide che abbiamo sempre pensato. Secondo le considerazioni degli esperimenti di fisica quantistica, tutta la nostra esperienza sensoriale non è altro che un vortice di informazioni che si verificano nella nostra mente.

Lo spazio e il tempo sono semplicemente “regole” create dal nostro cervello attraverso le quali la nostra coscienza cerca di dare un “ordine” a quella esperienza che chiamiamo “realtà”. Come già scriveva Ralph Waldo Emersonnel 1844 in Experience:

“Abbiamo capito che non vediamo la realtà direttamente, ma mediatamente e che non abbiamo alcuna possibilità di modificare o correggere le lenti colorate attraverso le quali vediamo il mondo, nè di calcolare l’entità dei loro errori. Forse queste lenti hanno un potere creativo, forse non esiste nessun oggetto”.

Chiaramente, tutto ciò trascende le nostre idee classiche di spazio e tempo.

Già, ma allora che cosa è la coscienza?

Secondo Robert Lanza, sebbene i singoli corpi siano destinati alla morte e alla disintegrazione, la coscienza viva dell’individuo – il “chi sono” – esiste come forma di energia (circa 20 watt) che opera all’interno del cervello.

Siccome il Secondo principio della Termodinamica (uno degli assiomi più sicuri della scienza) afferma che l’energia non si può nè creare, nè distruggere, ma solo trasformare, dobbiamo concludere che questa “energia di coscienza” che opera nel cervello non scompare con la morte del corpo, ma si trasformi in altro!

Se è vero che spazio e tempo sono “filtri” posti dal cervello alla nostra coscienza, dobbiamo concludere che in un territorio senza tempo e senza spazio la morte non può esistere. L’immortalità non significa una vita perpetua nello spazio-tempo, ma piuttosto l’esistenza in una realtà totalmente al di là dello spazio e del tempo.

 Conclusioni

Per molti secoli, a partire dal Rinascimento e con la rivoluzione scientifica, una visione rigida del cosmo ha dominato il pensiero scientifico. Questo modello ci ha portato innumerevoli intuizioni sulla natura dell’universo e numerose applicazioni tecnologiche che hanno trasformato ogni aspetto della nostra vita.

Ma questo modello inizia a manifestare tutti i suoi limiti nel riuscire a spiegare in maniera esaustiva la complessità della realtà.

Il vecchio modello cosmologico propone l’immagine di un universo come una immensa collezione senza vita di particelle che rimbalzano l’una contro l’altra, obbedendo a leggi fisiche predeterminate dalle origini misteriose.

L’avvento della fisica quantistica ha portato una ferita nel modello dell’universo-orologio, che da una prospettiva prevedibile dei fenomeni fisici, si sta addentrando in una prospettiva semi-prevedibile.

Tuttavia, con l’attuale paradigma cosmologico, rimangono aperti ancora molti problemi, alcuni ovvi, altri raramente citati, ma altrettanto fondamentali. Ma il problema di fondo riguarda la vita che, sin dalla sua comparsa, rimane ancora un processo scientificamente sconosciuto, sebbene alcuni meccanismi di sviluppo possono essere compresi tramite i meccanismi della Teoria di Darwin.

Il problema più grande è che in una particolare forma di vita, quella umana, esiste un fenomeno come quello della coscienza, la cui comprensione rimane ancora, a dir poco, un mistero.

Se il 20° secolo è stato dominato dalla fisica, il 21° secolo si configura come l’epoca della convergenza tra diverse discipline, fino ad oggi ancora in apparente conflitto tra loro, quali la fisica e la filosofia, la biologia e la teologia. Tutto sembra convergere in una unificazione dei saperi.

Forse è questo il tentativo più qualificante di una teoria come quella del biocentrismo, secondo la quale la vita precede l’esistenza dell’Universo. E’ un concetto semplice ma sorprendente: la vita determina l’universo, anziché il contrario.

Fonte:http://www.ilnavigatorecurioso.it/2015/04/21/la-morte-non-esiste-alla-scoperta-del-biocentrismo-del-dott-robert-lanza/

IL CIELO DI SETTEMBRE.CARI ALIENI,NOI SIAMO QUI!

In direzione della costellazione di Ercole, ben visibile in queste sere di settembre, si trova l’ammasso globulare di stelle denominato M13. Fu verso quella zona di cielo che nel 1974 venne inviato dal radiotelescopio di Arecibo un messaggio pensato per essere captato e interpretato da civiltà.

L'ammasso globulare Messier 13, nella costellazione di Ercole
L’ammasso globulare Messier 13, nella costellazione di Ercole

Alzando lo sguardo al cielo in queste sere di settembre potete provare a cercare la costellazione di Ercole e lì, meglio se con l’aiuto di un binocolo, individuare l’ammasso globulare che prende il nome di Messier 13. Questo oggetto celeste che con un piccolo strumento appare come un dischetto lattiginoso, è in realtà un  gigantesco agglomerato di forma sferica che contiene alcune centinaia di migliaia di stelle vecchissime, con un’età di almeno 10 miliardi di anni. M13 si trova a una distanza di circa 25.000 anni luce da noi, ai confini della nostra Galassia.

L’ammasso in Ercole è stato il primo, simbolico, destinatario di un messaggio radio deliberatamente inviato dall’uomo per comunicare con ipotetiche civiltà intelligenti extraterrestri.  Era il 16 novembre del 1974 quando, dal radiotelescopio di Arecibo, appena aggiornato con strumentazione di nuova generazione, venne inviata verso M13 una sequenza di impulsi in codice binario. L’idea, scaturita dal celebre astronomo Frank Drake, lo stesso che propose un’equazione per stimare il numero delle possibili civiltà intelligenti nell’universo, era quella di inviare nello spazio una serie di informazioni e immagini stilizzate sulla nostra civiltà, con la speranza che prima o poi possa essere raccolto e decifrato da qualche civiltà aliena.

Sull’efficacia del messaggio si è molto dibattuto. Di certo l’esperimento è stato più una prova tecnica di trasmissione che uno speranzoso inizio di dialogo interstellare. Non solo per la distanza proibitiva che ci inchioda ad aspettare almeno 50000 anni per una risposta, quanto anche un banale problema di mira: tra 25000 anni, ovvero il tempo che il segnale radio impiegherà a percorrere la distanza che ci separa da M13, l’ammasso si sarà spostato dalla posizione che ha ora e quindi, semplicemente, il messaggio di Arecibo mancherà il suo bersaglio.
Di Marco Galliani

Fonte:http://www.media.inaf.it/2013/09/02/cari-alieni-noi-siamo-qui/

CERCARE CIVILTÀ ALIENE IN ALTRE GALASSIE

Alien-galaxy

Quando ero sotto il cielo di velluto nero del Texas occidentale pochi mesi fa ho avuto una magnifica vista del cielo stellato della nostra galassia, in direzione della costellazione del Sagittario.

Quante civiltà avanzate potrebbero esserci in questo centro della Via Lattea? ho riflettuto. Dopo tutto, questa è la direzione in cui il misterioso segnale radio “WOW”  è stata rilevata trenta anni fa.

Il problema è che siamo inseriti in una fitta foresta di stelle, e individuare la posizione di una civiltà extraterrestre, o uno che sta tentando di contattarci – è il proverbiale ago in un pagliaio nella ricerca come gli scienziati del SETI dicono sempre.

Pertanto, avrebbe senso andare a cercare in una vicina “foresta”, o di una galassia vicina, le prove di intelligenza extraterrestre.

 

Poiché anche le galassie più vicine sono milioni di anni luce di distanza, ogni idea di comunicare con gli alieni è irrealizzabile. Le nostre osservazioni sarebbero per l’identificazione puramente archeologica di prove delle azioni di una civiltà.

Per fare ciò bisogna guardare gli alberi più alti in della foresta, cioè, le attività di ingegneria su scala così vasta che danno un aspetto anomalo per la galassia che non può essere spiegato coni  noti processi astronomici. Le caratteristiche sarebbero invece l’opera di super-super civiltà che stanno lasciando la loro impronta ecologica della galassia su una mega-scala.

Nel 1964 L’astronomo sovietico Nikolai Kardashev ipotizzato tali civiltà extraterrestri di tipo II. Avrebbero superato le nostre capacità di produzione di energia di un fattore di circa dieci miliardi di volte. Come? Catturando la produzione totale di energia della loro stella madre.

Nei primi anni 1960 il fisico Freeman Dyson ha proposto che un guscio potrebbe essere costruito attorno ad una stella per intercettare gran parte della sua energia. La conchiglia dovrebbe essere fabbricata dallo smantellamento di un pianeta con la massa di Giove.

WISE

Questa cosiddetta sfera di Dyson è leggendaria e ci sono state ricerche, anche di dati astronomici a infrarossi. Il problema è che una stella avvolta in polvere apparirebbe molto simile a una sfera di Dyson.

Super civiltà può vivere in off black hole?

L’immagine qui sopra del Field Infrared Survey Explorer della NASA  è un esempio. L’oggetto rosso in alto a sinistra è una stella invecchiata avvolta nella  polvere. Tuttavia, in un sondaggio di 250.000 sorgenti celesti a infrarossi catalogati nel 1970, 17 sono “quasi”  plausibili firme della sfera di Dyson , secondo Richard Carrigan del Fermilab.

E ‘immaginabile che una super-civiltà sarebbe cominciata  con una ondata di colonizzazione che si allarga a vicine stelle di tipo solare dalla sua base di origine. Ogni ramo colonizzato sarebbe un sistema planetario con la costruzione di una sfera di Dyson intorno alla stella ospite.

Carrigan immaginava  gruppi di sfere di Dyson che racchiudevano un raggruppamento di stelle colonizzate da una civiltà di tipo II Kardashev. La logica è che dopo aver costruito una  cortile con recinzione si può iniziare a concettualizzare la costruzione della Grande Muraglia della Cina e ancora la speranza di avere una prospettiva sul processo.

Questi sarebbero rilevati come anomali vuoti scuri del disco di una galassia. Quando questi vuoti sono stati osservati a luce infrarossa , brillano con la radiazione di calore le superfici delle sfere Dyson. Ciò mostrerebbe che non sono semplici vuoti in cui stelle di tipo solare sono vistosamente mancanti.

M31 PHAT

Hubble Space Telescope sta conducendo una pluriennale indagine in una fascia della vicina galassia di Andromeda (M31). Le immagini sono piene di stelle che assomigliano a granelli di sabbia su una spiaggia. Ciò potrebbe renderlo un ottimo progetto scientifico, di setacciare i campi delle regioni di aspetto anomalo di Andromeda.

M51, è anche un luogo ideale per andare in cerca di bolle Dyson.Hubble ha fotografato l’intera galassia fino a una risoluzione di circa 15 anni luce. Le foto di Hubble e Spitzer Space Telescope a raggi infrarossi della galassia e le successive analisi  rivelano la tipica ragnatela intricata di  filamenti polverosi.

Tuttavia, una stima approssimativa qualitativa Carrigan suggerisce che ci siano bolle o vuoti inspiegabili in M51. Questa analisi è complicata dal fatto che il modello di luce infrarossa di una galassia spirale stessa comprende dei vuoti.

Ellittico

Gigantesche galassie ellittiche (vedi sopra), che sono completamente prive di luce, sarebbe molto strano in effetti se vuoti scuri sono stati rilevati. Tuttavia, le più vicine galassie ellittiche sono a 60 milioni di anni luce di distanza e quindi richiederebbe un telescopio spaziale Hubble molto più grande che per produrre una risoluzione sufficiente.

L’apparente mancanza di qualsiasi prova per i grandi manufatti in galassie vecchie come la  nostra, ci farebbe pensare a un limite massimo per l’evoluzione delle tecnologie avanzate di civiltà aliene.

Kardeschev ha  ipotizzato circa un tipo III  di civiltà che sfruttano l’energia di un’intera galassia. L’evidenza osservativa di astro-engineering  completo su una galassia manca, e quindi è giusto dire che le civiltà di tipo III o non esistono affatto, o almeno non ancora per il momento.

L’universo ha 12 miliardi di anni per evolversi il tipo II o III di civiltà. Se non ci sono  evidenti  testimonianze archeologiche, allora forse esseri intelligenti non si evolvono  al di là  del mega-engineering sulla scala di un unico sistema planetario.

Forse gli extraterrestri semplicemente non hanno la motivazione, il know-how, o il bilancio.

Image credit: NASA, ESA

Di Ray Villard

Fonte: http://news.discovery.com/space/looking-for-alien-bubbles-in-other-galaxies-120731.html