Assinaturas do passado

Esta fotografia mostra o telescópio de 3,6 metros do ESO, situado no Observatório de La Silla no Chile. A Lua domina o céu noturno, brilhando tão intensamente que “pinta” o céu de azul!

No entanto, a estrutura que mais se destaca na imagem é a rocha vermelha situada em primeiro plano, que se encontra gravada com desenhos pré-históricos  — assinaturas do passado da região. Podemos encontrar vários petroglifos do mesmo gênero ao redor de La Silla, mas esta rocha em particular faz parte do local mais rico da região.

Um rastreio fotográfico e topográfico completo destas gravuras rupestres foi realizado em 1990. As rochas gravadas mostram predominantemente cenas com homens e animais, assim como misteriosas figuras geométricas. Pensa-se que estes petroglifos tenham origem no complexo El Molle — a primeira cultura do norte do Chile. Os geólogos acreditam que no primeiro milênio da nossa era choveu muito mais do que atualmente, o que terá permitido a existência e o desenvolvimento de várias culturas civilizadas no deserto do Atacama.

Crédito:

ESO/B. Tafreshi (twanight.org)

Firmas del pasado

Esta fotografía muestra el Telescopio de 3,6 metros de ESO, ubicado en el Observatorio La Silla, en Chile. El cielo nocturno está dominada por la Luna, ¡que brilla con tanta intensidad que tiñe el cielo de azul!

Sin embargo, la característica más dominante de esta imagen es la roca roja que vemos en primer plano. Está marcada con grabados prehistóricos, firmas del pasado de la región. La Silla alberga varios grabados similares, pero esta roca en particular es la que contiene mayor información de toda el área.

En 1990 se llevó a cabo un completo estudio fotográfico y topográfico de estos grabados. Las rocas talladas muestran principalmente escenas con hombres y animales, así como figuras geométricas misteriosas. Se cree que estos grabados provienen del complejo El Molle, la primera cultura del norte de Chile. Los geólogos creen que durante el primer milenio de nuestra era llovía mucho más que en la actualidad, permitiendo que algunas partes del desierto de Atacama albergaran varias culturas civilizadas.

Crédito:

ESO/B. Tafreshi (twanight.org)

Firme dal passato

Questa fotografia mostra il telescopio di 3,6 metri di ESO, situato all’osservatorio La Silla in Cile. Il cielo notturno sopra è dominato dalla Luna, che illumina così intensamente da tingere il cielo di blu!

La caratteristica principale di quest’immagine è tuttavia la roccia rossa in primo piano. Essa è ricoperta di iscrizioni preistoriche – firma del passato della regione. Si possono trovare varie iscrizioni del genere attorno a La Silla, ma questa roccia particolare fa parte di uno dei più ricchi siti della zona.

Una recensione fotografica e topografica di queste iscrizioni è stata completata nel 1990. Queste rocce scolpite dipingono prevalentemente scene con uomini e animali, insieme a misteriose figure geometriche. Si pensa che queste iscrizioni risalgano al complesso El Molle – la prima cultura nel nord del Cile. I geologi credono che il primo millennio della nostra era godeva di molte più precipitazioni di oggi, che permettevano al deserto di Atacama di sostenere varie civiltà.

Crediti:

ESO/B. Tafreshi (twanight.org)

Un matematico credente racconta il suo professore Odifreddi

di Francesco Malaspina*
*docente di Geometria algebrica presso il Politecnico di Torino

 

Sono stato suo studente, ho seguito un suo corso di logica matematica durante il mio primo anno di dottorato e rimane quella gratitudine di fondo verso chi ci ha insegnato qualcosa.

Non riuscirò dunque ad essere troppo polemico e velenoso nei confronti di Piergiorgio Odifreddi un po’ appunto per gratitudine e un po’ perché in generale faccio fatica ad avere una visione del tutto negativa di chiunque. Questo potrebbe deludere qualche lettore ma talvolta un punto di vista non ostile risulta più credibile e presenta dei vantaggi.

Trovo stucchevole attaccarlo dal punto scientifico. Se si spulcia in un motore di ricerca specifico si trovano in effetti pochi articoli a suo nome. Se parlate però con matematici del suo settore, vi diranno che si tratta di risultati di una certa rilevanza. Inoltre ha scritto nel 1989 due manuali di ricerca molto citati che sono ancora oggi un punto di riferimento importante per gli specialisti. Ha avuto il merito di lavorare sia negli Stati Uniti che nell’allora Unione Sovietica in un periodo nel quale quei due mondi non si parlavano, mettendo quindi insieme conoscenze difficilmente rintracciabili in modo organico. Ovviamente chi crede che, essendo il matematico più famoso d’Italia, sia anche il migliore si sbaglia in modo grossolano ma l’attacco personale, proprio della dialettica politica spesso e volentieri, è da evitare. Va inoltre detto che Piergiorgio ha lasciato presto l’attività di ricerca per dedicarsi in modo brillante alla divulgazione scientifica. La matematica è davvero arte, bellezza, poesia e fantasia ma ci sono difficoltà tecniche e spesso anche blocchi di tipo psicologico che la rendono per molti poco accessibile. Ecco allora che chi riesce a raccontarla in modo semplice e accattivante svolge evidentemente un compito assai prezioso. Diversi miei colleghi matematici pensano che il lavoro divulgativo di Odifreddi abbia fatto un buon servizio alla nostra materia contribuendo all’incremento di iscrizioni al corso di laurea in matematica.

Quando affronta argomenti riguardanti il Cristianesimo si avventura in un terreno complesso, oltre che molto studiato. Ha fatto un notevole lavoro da autodidatta cercando di reperire un po’ di bibliografia, guardando l’etimologia di alcuni termini in ebraico, in greco e in latino, raccogliendo informazioni di tipo storico ed esegetico e cercando di aggiungere anche contributi di biologia e di genetica. Lo dico senza ironia, credo davvero che abbia fatto uno sforzo notevole. Penso che, partendo dalla sua posizione di logico matematico, abbia tentato di mettere insieme diverse aree del sapere usando il metodo di indagine che conosceva. In fondo la logica matematica è tra le aree della disciplina, quella più vicina alla filosofia e si può vedere un po’ come una cerniera tra le materie dette scientifiche e quelle dette umanistiche; per questo può venire la tentazione di provare a invaderle entrambe.

Si tratta in realtà di un atteggiamento piuttosto inusuale tra i matematici che tendono a essere piuttosto prudenti e a parlare solo di ciò che conoscono bene, fino a sembrare timidi. E’ inevitabile che così facendo sia andato incontro ad alcuni errori molti dei quali sottolineati in questo sito web. Si tratta, a mio modo di vedere, di un numero non eccessivamente elevato considerando la complessità dei temi trattati. Va detto che lo scienziato moderno tende a essere molto specializzato per riuscire a dire qualcosa di davvero originale e non esiste più lo scienziato universale capace di destreggiarsi in aree lontane tra loro. Bisogna ad ogni modo dargli atto che non ha usato la materia che meglio conosceva per attaccare il Cristianesimo. Non ha strumentalizzato la matematica che è praticamente assente nei suoi attacchi. I temi trattati sono, come dicevo, studiati molto diffusamente ed è quindi difficile, anche laddove non si commettano errori, riuscire a essere incisivi se si vuole sviluppare una critica e non si è specialisti.

Il motto di copertina del suo libro più celebre “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)”, sintetizza: «Se la Bibbia fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?». L’affermazione che la Bibbia contenga errori di vario tipo è evidentemente corretta ma è piuttosto banale. Chiunque prenda in mano per esempio la versione della CEI non farà fatica a trovarne e li vedrà anche evidenziati senza alcun imbarazzo dalle note e dai commenti. La cosa infatti può turbare soltanto chi abbia una visione fondamentalista e pensi che il testo sia stato letteralmente dettato da Dio. Il concetto di ispirazione è stato studiato in modo approfondito nel Concilio Vaticano II (e non solo) e qualsiasi studente al primo anno di una facoltà teologica saprebbe argomentare diffusamente sulla non contraddizione degli errori nella bibbia. Se nonostante ciò, per via dell’apparenza scientifica, qualcuno leggendo il libro in un momento travagliato del suo cammino spirituale, fosse rimasto confuso e si fosse allontanato dal Cristianesimo, ne sarei certamente rammaricato sia in quanto credente che in quanto matematico. Quando ho scritto a Odifreddi di aver letto quel libro durante la scorsa estate, mi ha subito risposto che gli dispiaceva che avessi scelto quello e che mi sarebbe interessato certamente di più “Il vangelo secondo la scienza”. Con questo non voglio dire che lui sia proprio pentito di quel testo ma che magari ora scriverebbe in modo più prudente e non metterebbe in copertina una frase così superficiale. Nel successivo “Caro Papa ti scrivo” è stato in effetti meno sferzante ed è riuscito a sollecitare l’interessante risposta di Benedetto XVI.

Il nostro rapporto epistolare è cominciato in occasione dell’uscita del mio libro che gli ho spedito cercando un dialogo su questi temi. Durante questo cordiale scambio di email mi ha proposto di organizzare un incontro mettendo come moderatore il collega Marco Codegone che era curioso di ritrovare dopo aver visto questo articolo sul sito web per cui sto scrivendo. Si è tenuta così il primo dicembre 2016, nell’aula magna del Politecnico di Torino, una disfida matematica tra scienza, arte e fede. E’ stato un rischio perché so bene di non essere affatto un grande oratore, mentre Odifreddi è abilissimo. Fragile il contenitore ma non il contenuto. Abbiamo un tesoro in vasi di creta (2Cor 4,7). Ho scelto di non rispondere colpo su colpo, lasciando che fosse lui a guidare, ma sono riuscito a raccontare quello che volevo (qui è possibile ascoltare l’incontro: parte1 e parte2). Alcuni amici credenti avrebbero voluto che rispondessi di più, altri invece han condiviso questo tipo di strategia. Ho cercato di dare semplicemente una testimonianza della bellezza del vivere in Cristo: non abbiamo una battaglia da vincere ma una gioia da condividere. Così facendo, inoltre, il clima si è mantenuto cordiale, anche lui non ha alzato i toni eccessivamente, mi ha concesso senza irritarsi qualche piccola stoccata e alla fine siamo stati a cena assieme, con anche il moderatore.

E’ stata una cena gradevole nella quale si è parlato di vari argomenti. Tra le altre cose ci ha detto che, pur essendo presidente onorario dell’UAAR, non frequenta praticamente mai il loro sito e pensa che la loro campagna per sbattezzare sia ben poco ragionevole. Nel complesso la mia impressione è che, pur essendo inevitabilmente un po’ prigioniero del suo personaggio impertinente e anticlericale, Odifreddi abbia una sua intima e travagliata ricerca spirituale e che l’incontro con Benedetto XVI, cominciato ma non terminato con la lettera sopra citata, ne abbia ammorbidito alcune posizioni.

 

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