Gravità quantistica, è l’ora dei cosmologi

INTERVISTA A VINCENT VENNIN

Adottando un modello di “inflazione stocastica”, un team di fisici teorici dell’università di Portsmouth (UK) ha messo a punto un metodo per derivare le impronte quantistiche dell’universo primordiale. Media INAF ha intervistato il primo autore dello studio, pubblicato su Physical Review Letters

Arriva dal canale della Manica, dall’Institute of Cosmology and Gravitation dell’università di Portsmouth, l’ultimo passo avanti nel tentativo di risolvere il problema con la ‘P’ maiuscola della fisica contemporanea: conciliare i due pilastri della scienza moderna – la fisica quantistica e la gravità. Descritto sulle pagine di Physical Review Letters, è un nuovo sistema per formulare previsioni affidabili sull’effetto che dovrebbero avere le fluttuazioni quantistiche sulle onde di densità primordiali, le increspature nel tessuto dello spazio e del tempo dalle quali hanno avuto origine tutte le strutture presenti oggi nell’universo.

Obiettivo dei ricercatori è arrivare a una teoria quantistica della gravità. Media INAF ha intervistato il primo autore dello studio, Vincent Vennin.

Partiamo dall’inizio, dall’impasse che ha per protagoniste le teorie della gravità e quelle della fisica quantistica. Perché continuano a essere inconciliabili?

«Uno dei motivi è che le circostanze in cui entrano in gioco entrambe, in modo apprezzabile, sono rare. In realtà, conosciamo almeno due esempi in cui questo avviene».

Quali?

«Il primo è quello della radiazione di Hawking, nella quale le particelle sono emesse da un processo quantistico che si verifica sull’orizzonte di un buco nero».

E l’altro?

«Il secondo, per molti versi analogo alla radiazione di Hawking, è l’universo primordiale, quando si verificò una fase d’inflazione durante la quale l’espansione dello spazio-tempo venne accelerata a velocità spaventose».

In che senso gravità e fenomeni quantistici giocano un ruolo nell’inflazione?

«La ragione è che, nell’universo primordiale, l’espansione dello spazio è guidata dalla forza di gravità, mentre le strutture cosmologiche derivano da fluttuazioni quantistiche. Ora, dal momento che lo spazio si sta espandendo, gli oggetti che osserviamo oggi separati da distanze astrofisiche (per esempio, due galassie in cielo), in un lontano passato – quando l’universo emerse dal Big Bang – si trovavano a distanze microscopiche. E a distanze microscopiche la teoria dominante è la meccanica quantistica».

Questo cosa comporta?

«Poiché tutto ciò che vediamo oggi – la ragnatela cosmica, le galassie, i pianeti, le persone, gli atomi, tutto – è emerso da fluttuazioni quantistiche “stirate” a distanze enormi, quello dell’inflazione è un processo fondato sia sulle teorie quantistiche che su quelle della gravità. Dunque, osservandolo, possiamo vedere ciò che accade quando le due teorie si combinano».

Ma com’è possibile osservarlo?

«Qualunque misura in grado di dirci qualcosa sulla distribuzione di materia ed energia nell’universo può essere d’aiuto. Quelle più nitide sono le misure delle fluttuazioni di temperatura nella “prima luce” emessa nell’Universo, la cosiddetta radiazione cosmica di fondo, o CMB. La CMB è stata misurata di recente dal satellite Planck, ed è ciò che ci ha permesso di conoscere meglio quell’epoca primordiale in cui fisica quantistica e gravità erano entrambe in scena».

Concretamente, come avete proceduto?

«Non disponendo di una teoria generale della gravità quantistica, ci siamo concentrati sul fatto che le fluttuazioni quantistiche dell’universo primordiale hanno una proprietà molto speciale: possono essere descritte come un processo stocastico, cioè casuale. Non accade spesso che la fisica quantistica risulti equivalente a processi casuali, ma nell’universo primordiale vediamo che è così. Questo ci consente di arrivare a una descrizione efficace nella quale ogni porzione di spazio – ogni patch – è soggetto a una storia d’espansione casuale. Ora questa casualità codifica la fisica quantistica, mentre l’espansione codifica la gravità: dunque l’insieme si avvicina molto a una teoria “efficace” della gravità quantistica.

E questo a quali risultati ha portato?

«Tramite questo approccio, noto come inflazione stocastica, abbiamo mostrato come calcolare quantità osservabili quali le onde di densità primordiali dell’universo: quelle viste da Planck, dunque, ma anche quelle osservabili nella struttura a grande scala dell’universo che verrà mappata, con precisione elevatissima, da esperimenti futuri come Euclid o SKA. Abbiamo identificato un fenomeno, che abbiamo chiamato inflazione infinita, nel quale l’espansione media all’interno di ogni patch potrebbe essere infinita. Ma abbiamo dimostrato che, se la densità di energia dell’universo rimane al di sotto della scala di gravità quantistica, è possibile derivare previsioni osservabili, confrontabili con i dati astronomici. Questo approccio permette di rilevare le impronte quantistiche lasciate sulle strutture cosmologiche nell’universo primordiale, e di far luce su quello che possiamo attenderci da una teoria quantistica della gravità completa».

Per saperne di più:

Sardara capta il cielo radio con le schede grafiche

NUOVO SISTEMA DIGITALE PER LA RADIOASTRONOMIA

Sviluppato all’INAF di Cagliari per SRT, da alcune settimane SARDARA è operativo anche presso il radiotelescopio di Medicina, in provincia di Bologna, e già si stanno pianificando le operazioni per renderlo disponibile nell’antenna siciliana di Noto

La nuova frontiera dei sistemi di digital signal processing per i radiotelescopi italiani si chiama Sardara, acronimo di SArdinia Roach2-based Digital Architecture for Radio Astronomy. Il sistema, frutto di un finanziamento della Regione autonoma della Sardegna, è stato pensato, progettato e realizzato interamente all’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Cagliari sotto la leadership del direttore della struttura, Andrea Possenti. E ha rappresentato una imponente sfida sia tecnologica che scientifica: realizzare e validare scientificamente, nell’arco di tre anni, un backend digitale capace di processare una banda istantanea di 2 GHz (la massima fornita attualmente presso i radio telescopi italiani) e in grado di rispondere a tutte le richieste scientifiche di Srt, il Sardinia Radio Telescope.

«Il sistema segna un’importante discontinuità col passato», dice il responsabile tecnologico di Sardara, Andrea Melis, dell’Inaf di Cagliari. «La tendenza è sempre stata quella di sviluppare piattaforme ad hoc per ogni tipo di applicazione scientifica, mentre lo sforzo fatto per Sardara è stato quello di sfruttare appieno le potenzialità di schede basate su Fpga (field programmable gate array) e le moderne schede Gpu (graphics processing unit) per distribuire opportunamente il calcolo e, sfruttando la versatilità del sistema, adattare lo stesso hardware a ogni applicazione specifica». Un solo strumento, dunque, per applicazioni molto diverse, che vanno dalla ricerca sulle pulsar alla spettropolarimetria.

I radioastronomi ne hanno capito subito le potenzialità: durante l’Early Science Program di Srt, Sardara, pur in una sua versione ancora non definitiva, ha fatto la parte del leone, risultando il sistema più richiesto fra tutti quelli disponibili e alla base delle osservazioni presentate in alcuni articoli già sottoposti a riviste scientifiche.

Certo, non tutto è stato facile. Grande flessibilità di applicazione, larga banda e utilizzo addirittura in modalità multi beam potevano creare qualche difficoltà gestionale. «Una delle principali criticità di un tale sistema», spiega Raimondo Concu, uno fra gli sviluppatori del software di Sardara, «è proprio l’enorme mole di dati da gestire. Non solo abbiamo dovuto acquisire sistemi di storage veloci e capienti, ma è stato fondamentale sviluppare sistemi hardware e software altamente ottimizzati, che in primis evitino perdite dati e contemporaneamente garantiscano la scrittura degli stessi su disco o il loro post-processing in tempo reale».

Ma non è tutto qui. Sardara è un sistema ad alta compatibilità. «I dati che Sardara produce», aggiunge Alessio Trois, sviluppatore del software scientifico del gruppo, «sono opportunamente convertiti, in real-time, nei formati più comuni per la successiva analisi e fruizione con i software scientifici standard universalmente utilizzati dagli astronomi, in ambito pulsar e in quello spettropolarimetrico».

Grazie all’elevata versatilità e all’estrema portabilità del sistema, da alcune settimane Sardara è operativo anche presso il radiotelescopio di Medicina, in provincia di Bologna, e già si stanno pianificando le operazioni per renderlo disponibile presso il suo gemellino siciliano a Noto. Un’installazione ottenuta in meno di tre giorni, proprio grazie alla flessibilità hardware e software di Sardara, sfruttando una tecnica di ottimizzazione di un generico backend nell’interazione con i radiotelescopi italiani, sviluppata durante il progetto.

«Essendo il cuore del software di controllo d’antenna uguale per tutte le tre antenne italiane», conclude Carlo Migoni, responsabile dell’interfaccia col software d’antenna del backend,«per il team medicinese è possibile sfruttare il medesimo componente software scritto per Srt e quindi operare il backend anche a Medicina in modo assolutamente analogo a quello usato a Srt».

Hubble ricalcola la costante di Hubble

MISURE OTTENUTE CON CINQUE LENTI GRAVITAZIONALI

La luminosità dei quasar varia col tempo. Confrontandone le variazioni nelle diverse immagini prodotte attraverso le lenti gravitazionali, dove entrano in gioco ritardi dovuti alle differenti lunghezze dei percorsi adottati dalla luce, gli astronomi sono riusciti a derivare in modo semplice e diretto il valore della costante di Hubble

L’Universo si espande velocemente, ma quanto? C’è un parametro fondamentale nella cosmologia moderna che misura proprio questo valore, cioè l’accelerazione dell’Universo, ed è la costante di Hubble. Un gruppo internazionale di astronomi della collaborazione H0LiCOW, guidata da Sherry Suyu, ha utilizzato Hubble di NASA ed ESA e altri telescopi per cercare di definire questa costante tramite l’effetto gravitazionale di 5 galassie. La lente gravitazionale è uno dei metodi indiretti per osservare oggetti talmente lontani da essere impossibili da osservare con gli strumenti da terra o dallo spazio. È il fenomeno per cui la luce di una galassia distante è deviata dall’influenza gravitazionale di una galassia più vicina a chi osserva, che agisce appunto come una lente e fa apparire la galassia (o un altro oggetto spaziale) alle sue spalle più grande e più luminosa. Per ottenere questo risultato è necessario che la galassia più distante sia quasi perfettamente situata dietro la “galassia lente”.

Le 5 galassie studiate dai ricercatori sono posizionate esattamente tra la Terra e altrettanti quasar (nuclei galattici attivi molto luminosi) distanti da noi. La luce proveniente da questi quasar viene piegata attorno alla massa delle galassie lenti a causa della forte attrazione gravitazionale. Come risultato vengono prodotte numerose immagini di quasar sullo sfondo, alcuni dei quali sembrano formare degli archi luminosi.

I valori ottenuti dal team di Suyu sono diversi da quelli misurati con il satellite Planck, che in ogni caso misura la costante di Hubble osservando la radiazione cosmica di fondo e non galassie, stelle e quasar. La velocità dell’espansione dell’Universo viene misurata in modi diversi con precisione sempre più accurata, e le eventuali discrepanze tra le diverse teorie potranno portare la fisica al di là della nostra attuale conoscenza dell’Universo, ha spiegato Suyu.

Dato che le galassie non creano distorsioni perfettamente sferiche e le lenti gravitazionali e i quasar non sono esattamente allineati, la luce dei diversi quasar di sfondo segue percorsi luminosi con lunghezze leggermente diverse. La luminosità dei quasar varia col tempo e i ricercatori possono vedere le diverse immagini con ritardi che dipendono dalle lunghezze dei percorsi adottati dalla luce. Questi ritardi sono direttamente collegati al valore della costante di Hubble. «Il nostro metodo è il modo più semplice e diretto per misurare la costante di Hubble, in quanto utilizza solo la geometria e la relatività generale, non altre ipotesi», ha spiegato Frédéric Courbin dell’EPFL, in Svizzera. Sfruttando questi ritardi si è arrivati a determinare la costante di Hubble con una precisione di circa il 3,8 per cento. Il risultato ottenuto dal team H0LiCOW è di 71.9 ± 2.7 chilometri al secondo per megaparsec: un valore di velocità d’espansione dell’universo superiore a quello derivato da Planck (66.93 ± 0.62 km/s per megaparsec) misurando la radiazione del fondo cosmico.

Suyu ha concluso dicendo che «la costante di Hubble è fondamentale per l’astronomia moderna, perché può aiutare a verificare se la nostra immagine dell’Universo – composto da energia oscura, materia oscura e materia normale – è corretta o se, al contrario, manca qualcosa di fondamentale».

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Il lensed quasar HE0435-1223. Crediti: ESA/Hubble, NASA, Suyu et al.

Per saperne di più:

Guarda il servizio video su INAF-TV:

Ciao, piccolo grande Gaspard!

Il più giovane ad aver mai scritto su Aleteia è morto il 1° febbraio ad appena 3 anni e mezzo

Ciao, piccolo grande Gaspard!

Gaspard

Cari amici,

è con immensa tristezza che annunciamo la morte del nostro piccolo Gaspard. La sua anima da cavaliere è salita al cielo questo mercoledì, 1° febbraio, appena scesa la notte. Se ne è andato senza soffrire, accompagnato fino all’ultimo respiro dalla mamma.

Il dolore che proviamo è enorme. Ci affidiamo più che mai alle vostre preghiere. Abbiamo davvero bisogno di voi.

[Nostra figlia] Louise, un giorno, ci ha detto questo: “Gaspard qui sulla terra non ci vede più, ma noi lo vediamo e ci prendiamo cura di lui. Quando sarà in cielo succederà il contrario: noi non lo vedremo più, ma lui ci vedrà e si prenderà cura di noi…”

Questa è la nostra speranza.

Gaspard, ora è il tuo turno. Va’, corri, vola e consola tutti quelli che piangono!

(Messaggio dei genitori di Gaspard – 1º febbraio 2017)


LEGGI ANCHE: “Senza la fede, la convinzione che un giorno rivedrò mio figlio Niccolò, non ce l’avrei fatta”


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Il piccolo Gaspard non è più tra noi.

Il bambino fragile dai grandi occhi azzurri e i capelli biondi spettinati che ci erano diventati tanto familiari ha lasciato il nostro mondo che passa ed è entrato nella Vita Piena, che non avrà mai fine.

La redazione di Aleteia, unita ai genitori del piccolo grande guerriero, chiede le preghiere di tutti i lettori per questo bimbo che ora, dal cielo, ci guarda insieme a tutti gli altri bambini la cui breve vita sulla terra è finita prima che i loro progetti e i loro sogni si potessero realizzare.

Ora è accanto al Signore che il piccolo Gaspard cresce in forza, saggezza, intelligenza e bellezza. In cielo, dove non ci sono malattie né sofferenza.

Vogliamo ringraziare dal profondo del cuore i suoi genitori coraggiosi, che ci hanno dato tanto negli ultimi mesi con la loro testimonianza esemplare di pazienza, fiducia, speranza e amore. Garantiamo loro le nostre preghiere
e il nostro sostegno rispettoso e sincero di fratelli in Cristo.

TESTIMONIANZE MERAVIGLIOSE

Della mamma

La mamma di Gaspard ha condiviso con noi alcuni mesi fa una delle testimonianze più straordinarie che abbiamo avuto la grazia di leggere sulle sfide che affrontano le madri dei bimbi disabili:

Mio figlio ha un handicap. Perché proprio io?

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Del papà

Il papà di Gaspard ha condiviso con noi una testimonianza da brivido intrisa di umanità e fede di fronte alla sfida di essere il padre di un bambino destinato a morire:

Com’è essere il papà di un bambino destinato a morire?

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GASPARD

Gaspard è nato il 30 agosto 2013 vicino a Rennes (Francia). Ha un fratello di 9 anni e due sorelle di 7 e 5.

Il 29 settembre 2014 gli è stata diagnosticata la sindrome di Sandhoff. Questa malattia, che in Europa colpisce circa una persona su 130.000, implica la degenerazione del sistema nervoso centrale.

Fa sì che i rumori provochino grandi sobbalzi, porta alla cecità precoce e causa un deterioramento graduale a livello motorio e mentale. Spesso comporta altri sintomi, come un volto da bambino e frequenti infezioni respiratorie.

gaspard

Lo sviluppo è normale fino ai primi 3-6 mesi di vita, ma poi la malattia si manifesta ed evolve rapidamente. Non esistono cure specifiche, e la speranza di vita supera raramente i 4 anni. Un’esistenza breve, insomma, spesso difficile, ma piena d’amore e di tenerezza.

In un gesto straordinario di fede, la famiglia di Gaspard ha condiviso la sua storia per offrire una certezza: questa prova, ovviamente dolorosa, può essere affrontata con la sicurezza che Dio sa perché ha permesso un mistero del genere e che ci sarà un nuovo incontro, eterno, definitivo, in Cielo.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Canarie – La Palma: Udine nel progetto del più grande telescopio per raggi gamma dell’emisfero

Canarie - La Palma: Udine nel progetto del più grande telescopio per raggi gamma dell'emisfero

Raggi gamma a Udine, summit sul Large Size Telescope delle Canarie

Gli astrofisici dell’Università di Udine partecipano alla costruzione del più grande telescopio per raggi gamma dell’emisfero settentrionale, il Large Size Telescope (LST), nell’isola di La Palma, nelle Canarie, che sarà al centro di un convegno internazionale dal 6 al 10 febbraio a Udine. Grazie all’attività del telescopio gli scienziati potranno capire meglio l’origine e la composizione dell’universo. Il convegno, intitolato “Cherenkov Telescope Array – Large Size Telescope Meeting”, è organizzato dal dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’Ateneo friulano e dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Parteciperanno una sessantina di scienziati di tutto il mondo. Il gruppo di ricerca dell’Università di Udine impegnato nell’impresa, coordinato da Diego Cauz, Barbara De Lotto e Alessandro De Angelis, si occupa, in particolare, degli strumenti ottici per la rivelazione e di fotosensori, in collaborazione con industrie nazionali.

Il telescopio LST, la cui inaugurazione è prevista a novembre, è realizzato da una collaborazione internazionale di ricercatori che appartengono a istituzioni di Brasile, Croazia, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Spagna e Svezia. Per il nostro Paese partecipano l’Infn e le università di Roma, Padova, l’Aquila, Bari, Napoli, Torino, Siena, Trieste e Udine. Il telescopio è costruito a 2200 metri sopra il livello del mare nell’ambito dell’osservatorio di Roque de los Muchachos dell’Istituto di astrofisica delle Canarie. Il convegno udinese si terrà nella sala Gusmani di palazzo Antonini (via Petracco 8), con inizio lunedì 6 febbraio, alle 14. È prevista una sessione pubblica dedicata alla scienza giovedì 9, dalle 11 alle 18

Raggi gamma a Udine, summit sul Large Size Telescope delle Canarie
„PER SAPERNE DI PIU’ –>“

http://www.udinetoday.it/cronaca/universita-udine-large-size-telescopio-grande-mondo-raggi-gamma.html

Dalla Terra Santa alla Cina fino a Fatima, il pellegrinaggio tra fede e bellezza

 

Una immagine della Madonna a Fatima
Foto: ORP

Che l’ Anno Santo della Misericordia sia stato poco “romanocentrico” è ovvio ed è stata la volontà del Papa. E questo certo non ha reso Roma città di intensi pellegrinaggi nel 2016. Del resto però senza l’ Anno Santo, tra paura del terrorismo e crisi economica, sarebbe andata molto peggio.

L’analisi è quella di un esperto di lungo corso del mondo dei pellegrinaggi: monsignor Liberio Andreatta, vice presidente ed amministratore delegato dell’ Opera Romana Pellegrinaggi.

Lunedì 30 gennaio si apre la XIX edizione del Convegno teologico pastorale dell’ Ora dedicato a Fede e Bellezza. Un serie di relazioni e testimonianze che vanno da Padre Rupnik, a monsignor Bruno Forte fino al vescovo di Spoleto- Norcia e all’architetto Paolo Portoghesi.

Due giornate per capire meglio anche il profilo del nuovo pellegrino.

Perché, spiega Andreatta, è cambiata la cultura del pellegrino, si è perso il senso della comunità e del gruppo e il pellegrinaggio si fa individuale. Del resto il fai da te è favorito dalla tecnologia e dal low cost, oltre che dalle crisi delle compagnie aeree tradizionali, ma certo il problema di fondo e la mancanza di senso della comunità  e l’individualismo crescente, tutto è più frammentato.

Le cifre parlano chiaro del resto anche sugli altri fronti classici del pellegrinaggio. In Terra Santa c’è stata una diminuzione del 30 per cento, in considerazione di tutte le difficili vicende politiche e sociali, ma anche a Lourdes sono arrivati il 30 per cento in meno di pellegrino e a Fatima il 20 per cento in meno.

Proprio per Fatima l’ORP lancia una campagna: 100 anni 100 pellegrinaggi.

Ma il catalogo dell’ Opera Romana rimane amplio e rivolto a parrocchie, gruppi religiosi, diocesi come tanti santuari in Europa ma anche nel mondo con gli itinerari missionari, e con le proposte italiane e romane.

Il punto top rimane la Terra Santa dove il compito del pellegrino rimane comunque quello del dialogo e della testimonianza di pace.

E proprio nei giorni scorsi in occasione della visita di Abu Mazen in Vaticano a Liberio Andreatta è stato dato un riconoscimento come già aveva fatto Rabin negli anni passati.

La pace passa per i pellegrinaggi che in Terra Santa sono sempre stati attori della storia dei popoli.

E la tecnologia ha spazio nel pellegrinaggio romano con la realtà aumenta per la visita al Carcere Mamertino e con la  bellezza della basilica della natività a Betlemme i cui mosaici sono stati recentemente riportati allo splendore originario.

E poi c’è la Cina. In Cina, dove i Pontefici sognano di andare, i pellegrini dell’ ORP vanno già. accompagnati da un francescano incontrano sia le comunità “ufficiali” legate allo stato che quelle fedeli a Roma. Anche i cinesi della chiesa ufficiale quando sentono parlare di  Roma si inginocchiano. E la gente non fa differenza accogliendo i pellegrini.

I temi sono molto del resto, dalla sicurezza in certe aree del pianeta, al biglietto per entrare in alcune chiese. Dibattiti che si faranno più vivi nei due giorno del Congresso e nella Giornata del Pellegrino il 13 maggio prossimo.

A Roma ‘I colori dell’Infinito’ di Luigi Tosti: a colloquio con monsignor Gervais

 

 

Una delle opere di Luigi Tosti

‘E Dio vide che era bello’: componendo una sinfonia creata dalle note della voce e da immagini che rendono possibile l’incontro tra terra, mare e cielo, finito e infinito, fiabe e realtà, silenzi ed esplosioni di luce, Luigi Tosti dà vita a un’esposizione cromatica coniugando le delicatissime tinte della vita alla Parola di Dio, quella stessa che resta custodita da secoli nel testo sacro della cristianità, la Bibbia.

La mostra, allestita a Roma nel Palazzo della Cancelleria Apostolica dal 10 al 18 febbraio dall’Associazione culturale ‘Tota Pulchra’ fondata nello scorso anno e presieduta da monsignor Jean-Marie Gervais, membro del Capitolo Vaticano e della Penitenzieria Apostolica, con la collaborazione di Mario Tarroni, direttore artistico, presenta per la prima volta al pubblico la mostra ‘I colori dell’Infinito’ dell’artista umbro Luigi Tosti. Accompagnando il visitatore nel lungo percorso artistico-creativo costituito da una serie di opere che annullano le distanze esistenti tra fotografia e pittura unite in una fusione armonica, Tosti abbatte i confini che separano realtà e sogno creando una terza dimensione di infinito, la fede: “Sono stato chiamato da Dio all’arte per raffigurare una vita senza più confini che dona candore, gioia, un senso di pace”, ha spiegato l’artista.

“Voglio incontrare il Papa – ha aggiunto – perché il mio è un nuovo progetto di evangelizzazione che si serve del meccanismo emotivo scaturito dall’arte per avvicinare l’uomo a Dio. Con l’arte si possono costruire tanti ponti di dialogo!”. L’artista, nella sua carriera, ha esposte le proprie opere a Madrid, a Parigi, ad Hangzhou, in Cina, ad Aalst in Belgio, a Seul, a Malaga, a Colonia, a Berlino, a Innsbruck, per arrivare a Cremona, Ferrara, Venezia e Perugia, ed ora a Roma.

Mons. Jean-Maria Gervais ci ha spiegato il significato della mostra: “Dal 10 al 18 febbraio prossimi presso il Palazzo della Cancelleria Apostolica avrà luogo la mostra di Luigi Tosti, ‘I colori dell’Infinito’, un titolo che ha proposto l’artista e condiviso a pieno, vista e considerata tutta la cornice che inquadra questo evento. Per prima cosa desidero sottolineare che oggi il mondo ha bisogno di colori, delle sfumature più diverse che tingano la realtà di celeste, verde, e di tutti i colori di nostra madre Terra che, lo vediamo negli ultimi tempi, spesso si ribella all’uomo perché poco rispettata e protetta. ‘I colori dell’Infinito’ si inserisce perfettamente non solo nella società contemporanea, sempre più frenetica e caotica, ma anche nei contenuti del pontificato di papa Francesco che ogni giorno insiste sull’apertura dei cuori a Dio, qui troviamo l’Infinito, e sulla custodia della ‘casa comune’, nostra madre Terra. Con queste morbide parole San Francesco definisce il luogo in cui è avvenuta la Creazione ed è su questa base che la mostra patrocinata dall’associazione culturale ‘Tota Pulchra’ da me fondata circa un anno fa, si propone di andare a finanziare, almeno in parte, l’inizio dei lavori di restauro del Sacro Tugurio di Rivotorto, la prima dimora del fraticello d’Assisi”.

L’arte contemporanea ancora cerca il desiderio di Dio?

“L’arte contemporanea è essa stessa espressione del volere divino perché seppur con molta umiltà l’uomo, proponendosi la realizzazione di un’opera, ripete il gesto del Padre, e cioè l’atto della Creazione. Creando qualcosa l’artista dà sfogo alla sua personalità, a sentimenti, emozioni, sensazioni, permette ai propri sensi di andare oltre la dimensione fisica dei corpi per plasmare opere spesso a propria immagine e somiglianza. Oggi, tuttavia, spesso assistiamo a opere che hanno poco di vero, di bello, ancor meno di sacro, ma l’Associazione, in questo senso, cerca di riproporre al grande pubblico un’offerta artistica che rievochi quell’incontro tra sacro e arte tipico di un tempo. Insomma, basterebbe passeggiare per i vicoli della nostra Città eterna per ritrovare quella ricerca spirituale del divino nell’arte su cui si soffermò anche il Beato Papa Paolo VI nel maggio del 1964 celebrando la Messa degli artisti all’interno della Cappella Sistina”.

Come si può coniugare l’arte alla misericordia?

“Alzando lo sguardo e soffermandosi su ogni singola opera architettonica di cui gode Roma. Se per un attimo alzassimo le nostre facce dagli Iphone capiremmo che oggi più che mai arte e misericordia si incontrano negli ultimi: ogni sera tornando dalla Cancelleria trovo sotto i portici o negli androni dei palazzi storici senzatetto, gente povera che cerca un riparo non possedendo una casa. Accade che l’arte e la storia offrono un primo aiuto agli ultimi dando loro asilo, abbracciando i loro corpi che cercano calore. Inoltre, misericordia è anche favorire l’arte e spenderla – attenzione a questo verbo ‘spendere’ – per giuste cause. Difatti, l’Associazione nasce proprio con questo scopo: soccorrere gli ultimi, coloro che hanno bisogno di una ruota di scorta per raggiungere la destinazione auspicata. Noi siamo questo: una ruota di scorta, un bastone da fornire a chi necessita di un supporto, abbiamo la stessa funzione del colonnato berniniano: accogliere e proteggere. Oltre all’accoglienza ‘Tota Pulchra’ col fare materno della Vergine Santa offre a tutti la possibilità di espressione e di dire ad alta voce ciò che pensa. Anche questo è misericordia, che certamente non finisce una volta chiuse tutte le Porte Sante del mondo ma inizia proprio quando i riflettori si affievoliscono”.