Evoluzionisti e cattolici? Si può e si deve, parola al prof. Fiorenzo Facchini

Si può essere evoluzionisti e credenti? Una domanda così superficiale è ancora presente nel dibattito pubblico anche a causa di gruppi atei, da una parte, e del movimento creazionista dall’altra, i quali rispondono all’unisono di “no”.

Eppure un cattolico non dovrebbe avere più dubbi nel rispondere, già nel lontano 1969 il teologo Joseph Ratzinger concludeva una sua famosa trattazione sul tema scrivendo: «La teoria dell’evoluzione non annulla la fede, e nemmeno la conferma. Ma la sfida a comprendere meglio se stessa e ad aiutare in questo modo l’uomo a capire sé e a diventare sempre più quello che deve essere: l’essere che può dire tu a Dio per l’eternità» (J. Ratzinger, Wer ist das eigentlich – Gott?, 1969).

D’altra parte, sono tanti i cattolici (e i credenti, in generale) che hanno fatto dello studio dell’evoluzione biologica il loro oggetto di ricerca professionale, dagli americani Kenneth R. Miller, Martin A. Nowak e Joan Roughgarden, ai premi Nobel cristiani Peter Agre e Werner Arber, quest’ultimo attuale presidente della Pontifica Accademia delle Scienze.

In Italia uno tra i più noti cattolici che si occupano dell’evoluzione è il prof. Fiorenzo Facchini, sacerdote bolognese, professore emerito di Antropologia all’Università di Bologna, autore di circa 400 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali e membro di importanti società scientifiche (tra cui l’Istituto Italiano di Antropologia e la New York Academy of Sciences). E’ anche conosciuto al grande pubblico per i suoi libri divulgativi sul rapporto tra evoluzione e fede (consigliamo in particolare Le sfide dell’evoluzione. In armonia tra scienza e fede, Jaca Book 2008, Evoluzione. Cinque questioni nell’attuale dibattito, Jaca Book 2012).

Recentemente è stato oggetto di critica su un sito web cattolico di stampo sedevacantista-creazionista, dove si è sostenuto che la sua posizione sarebbe complice del tentativo di chi usa l’evoluzione della specie per «uccidere Dio», per questo «cercare di mettere assieme una visione evoluzionista con una in cui vi è l’esigenza di Dio è un errore sia a livello scientifico sia a livello di credente».

 

Non essendo d’accordo con questa obiezione, abbiamo voluto dare l’opportunità a mons. Facchini di replicare: ecco la nostra intervista.

Prof. Facchini, il tema evolutivo rimane al centro del dibattito tra scienza e fede: da un lato gli “anti-teisti” e dall’altro i creazionisti e gli esponenti del Progetto Intelligente. Ci sono posizioni intermedie? Qual è l’errore dei primi e quale quello dei secondi?
Nel dibattito sulla evoluzione le difficoltà e gli equivoci nascono dalla pretesa di escludere altri approcci di conoscenza che non siano quelli della scienza empirica, prima ancora che dalla utilizzazione del concetto di evoluzione in senso antireligioso in contrapposizione a creazione. E’ la posizione dello scientismo. Anche rimanendo sul piano puramente scientifico, l’evoluzione è un fatto su cui è difficile dissentire, ma le modalità con cui si è svolto il processo evolutivo non sono ancora tutte chiarite. Tenendo conto degli sviluppi della biologia evolutiva dello sviluppo e della paleontologia sono tanti i punti ancora oscuri. Ma le oscurità non possono mettere in dubbio il fatto, e cioè che l’universo, le forme viventi hanno avuto una propria storia evolutiva. Non si sono formati dal nulla, quasi per magia.

Qui entra il concetto di creazione, che fa chiaramente difficoltà agli atei, una creazione di realtà che cambiano nel tempo e manifestano un disegno superiore. Ma anche quello di disegno è un concetto filosofico, su cui la scienza non può dire nulla. Argomentare dalla sintonia delle forze e del sistema della natura per un disegno superiore è plausibile, ma siamo in un campo filosofico. Introdurre la causalità divina nel corso della evoluzione per realizzare direttamente strutture complesse (come si afferma nell’Intelligent design) non è corretto. Per un credente è meglio non esprimersi, se non siamo in grado di spiegare tutto, attendere nuovi studi, senza ricorrere a interventi esterni diretti, pur riconoscendo un universo ordinato e ben funzionante, voluto da Dio con proprietà e leggi che stiamo ancora esplorando.

2) Recentemente lei è stato oggetto di una piccola critica da parte di un saggista antievoluzionista cattolico, per il quale è impossibile credere in Dio ed essere evoluzionisti, che è più o meno lo stesso giudizio che hanno Richard Dawkins e i famosi “new atheist”.
Si può credere in Dio ed essere evoluzionisti. Basta ammettere che la realtà dell’universo è stata voluta da Dio. Come? Quando? Sta alla scienza ricercarlo. Ma sul significato di tutto, sul perché delle cose, è la parola di Dio che ci può guidare. Questi non sono problemi affrontabili con i metodi della scienza empirica. Nessuna opposizione tra creazione ed evoluzione. Se in passato vi sono stati contrasti è perché si voleva ricavare dalla scienza quello che essa non può dire o trarre dal testo biblico quello che non vuole dirci. Da Pio XII a Benedetto XVI, a Papa Francesco non ci sono dubbi su questa impostazione.

3) Entrando più nel tecnico, il suo critico sembra ammettere una selezione naturale intraspecie ma si oppone alla macroevoluzione, rigettando però l’origine comune e tutta la spiegazione evoluzionistica. Cosa vorrebbe rispondere, a lui e ai tanti credenti che la pensano in questo modo?
Alcuni ammettono una microevoluzione a livello di popolazioni e non una macroevoluzione. E’ vero. Il modello darwiniano, suffragato dalla genetica delle popolazioni, viene esteso a tutto lo sviluppo della vita. E questo è discutibile. Forse bisogna ammettere meccanismi e modalità diverse per la formazione (e il ripetersi) nel tempo, in linee anche diverse, di nuove strutture. Il paradigma evolutivo in gran parte potrebbe essere lo stesso nel senso che si realizza una congruenza fra le novità evolutive che si formano (ma come? Non solo le variazioni spontanee della specie come intendeva Darwin) e la selezione operata dall’ambiente. Meglio ammettere che vi sono cose che non conosciamo ancora, piuttosto che negare tutto a priori.

4) Nel suo ultimo libro, “Sessualità e genere. Si può scegliere?” ha trattato per la prima volta un nuovo argomento, affrontando dal punto di vista antropologico e biologico la questione del “gender”, un ottimo e documentato strumento per genitori ed educatori. Cosa l’ha portata ad occuparsene e qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere?
Alla questione del genere ho dedicato la mia attenzione in questi ultimi tempi perché mi sono sentito interpellato in quanto antropologo. La sessualità in natura non è un optional, è fondamentale nella vita e nella evoluzione della specie. Fa parte della struttura biopsichica dell’uomo. La sessualità nella specie umana diventa relazione simbolica e fonda la società. E’ una mistificazione ideologica negarla o ricondurla a scelte soggettive. Il fatto che socialmente si siano creati stereotipi che portano a discriminazioni fra i sessi va superato. L’omofobia va contrastata, le persone vanno sempre rispettate, ma sarebbe deviante e diseducativo ricondurre la sessualità a un scelta soggettiva di genere o per rispettare varianti individuali negare o mistificare la realtà naturale. Al fondo c’è una ideologia individualista e libertaria che disintegra la famiglia e la società umana.

Wikileaks: il Vaticano sa degli alieni. Le prove in uno scambio di mail

Uno scambio di mail reso noto da Wikileaks dimostrerebbe che il Vaticano sa dell’esistenza degli alieni

Wikileaks colpisce ancora e questa volta a farne le spese è il Vaticanoche, secondo uno scambio di mail rese pubbliche, sarebbe a conoscenza dell’esistenza degli alieni. Le mail che fanno riferimento agli extraterrestri (rese note insieme ad altre 2mila) riguardano una discussione fra l’ex astronauta Edgar Mitchell, nell’equipaggio dell’Apollo 14 e morto nel febbraio 2016 e John Podesta, direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton.

Nello scambio di messaggi Edgar Mitchell rivela a Podesta che la Santa Sede è pienamente a conoscenza dell’esistenza di forme di vite aliene e parla persino di una guerra spaziale che potrebbe presto scoppiare. “Il mio collega cattolico, Terry Mansfield, ci aggiornerà sulla consapevolezza del Vaticano rispetto all’Eti” scrive l’astronauta nel 2015, parlando degli alieni e di viaggi nello spazio di cui la Santa Sede saprebbe molto più di quanto vuole dare a vedere.

D’altronde Papa Francesco è stato più volte indicato come uno dei grandi potenti della Terra che potrebbe presto confermare l’esistenza degli alieni. Qualche tempo fa gli era stato chiesto, durante un’intervista, se il Vaticano sapesse qualcosa al riguardo. La sua risposta era stata decisamente evasiva e aveva lasciato aperte molte porte. “Onestamente non saprei come rispondere” aveva detto Papa Francesco “fino a quando l’America fu scoperta abbiamo pensato che non esiste, e invece è esistito”.

Le mail rese note da Wikileaks dimostrerebbero che Papa Francesco – e il Vaticano – sa molto di più di quanto abbia voluto far credere sino ad oggi. In realtà infatti la Santa Sede sarebbe a conoscenza dell’esistenza di forme di vita aliena e sarebbe addirittura entrata in contatto con gli esseri che abitano lo spazio e che potrebbero minacciare la pace della Terra.

Scienza, scoperte ben 234 civiltà aliene. E vogliono tutte entrare in contatto con noi

È la tesi, molto discussa, di uno scienziato del Quebec: gli extraterrestri esistono e comunicano tra di loro con un segnale laser. Lo spediscono anche a noi, ma non ce ne accorgiamo. I colleghi scienziati sono scettici

25 Ottobre 2016 – 08:10

Attenzione, è in arrivo la notizia assoluta: gli extraterrestri esistono e stanno cercando di contattarci. Lo sostengono due scienziati (ma solo loro, sia chiaro) canadesi. Dal 2012 Ermanno Borra e il suo assistente Eric Trottier della Laval University del Québec sostengono di aver individuato i segnali non di una sola civiltà extraterrestre, ma di ben 234.

Tutto nasce dall’ipotesi di Borra (presto diventata una convinzione) che le civiltà aliene, per comunicare, utilizzino raggi laser di una certa potenza. Il meccanismo di comunicazione delineato è piuttosto complesso: per comunicare con i terrestri gli alieni sparerebbero il laser contro la Terra a intervalli regolari (1,65 picosecondi), e gli umani potrebbero individuarlo attraverso un’analisi dello spettro della loro stella. Messaggi molto veloci, ma visibili attraverso studi matematici.

Bene. Partendo da questo presupposto, Borra ha incaricato il giovane Trottier di fare una ricognizione dell’universo, analizzando i dati di circa 2,5 milioni di stelle. Un giochetto. Risultato: seguendo l’intuizione del suo maestro, è riuscito a individuare 234 messaggi laser diversi, con ogni verosimiglianza appartenenti a 234 civiltà diverse.

Certo, la presenza di quei segnali potrebbe essere spiegata anche in modo diverso. Ad esempio, come riconosce lo stesso Borra, una serie di esplosioni nell’atmosfera della stella stessa. Gli altri scienziati hanno preferito concentrarsi più sula parte scettica che su quella entusiasta: è molto probabile, lasciano capire, che il buon scienziato della Laval University si sbagli.

Anzi: secondo Andrew Siemion, direttore del Centro di ricerca SETI dell’Università di Berkeley, il segnale considerato da Borra non avrebbe nemmeno valore scientifico. Troppo debole il segnale e, come è molto probabile, non deriverebbe neppure da elementi reali, ma da errori di analisi nei dati o di calibrazione. Insomma, se gli alieni esistono, si trovano più nel cervello di Borra che nel resto dell’universo.

Il sogno, però, prosegue. Borra non si dà per vinto e anzi si dice contento se altri scienziati hanno voluto prendere le redini di questa ricerca. In fondo, immaginare una comunità di alieni che ha sviluppato un sistema di comunicazione (tralaltro accessibile anche agli uomini) sofisticato e interstellare è un grande sogno. E forse, in un lontano futuro, anche una grande realtà.

Oltre 4 mila civiltà extraterrestri. Ma troppo lontane da noi

Uno scienziato italiano rivede l’Equazione di Drake, la formula matematica che calcola la possibilità di esistenza di vita aliena

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    – Credits: iStockphoto

    Quante sono le civiltà aliene nella nostra sola galassia? Nessuna, dicono i più scettici tra gli scienziati, convinti di poter trovare, al massimo, qualche microrganismo al primo stadio dell’evoluzione.  Centinaia, pensano invece gli ufologi, che sognano un imminente contatto con i nostri fratelli maggiori dello spazio. Ma si sbagliano entrambi gli schieramenti contrapposti. Nella Via Lattea esistono infatti migliaia di popoli extraterrestri. Per l’esattezza, 4.590.

    A indicare questo numero- ovviamente, solo una stima – è l’astronomo Claudio Maccone che ha rivisitato ed interpretato la celebre “Equazione di Drake”, ovvero la formula matematica ideata dallo scienziato americano Frank Drake negli anni ’60, all’inizio dell’esplorazione spaziale, per calcolare la possibilità di entrare in contatto con forme di vita intelligente nell’Universo.

    Una formula decisamente complessa, basata su fattori ipotetici e variabili. Il numero delle potenziali civiltà aliene nella nostra galassia è infatti pari a è Ns x fp x ne x fl x fi x fc x fL , dove Ns  è il numero stimato di stelle presenti nella Via Lattea,  fp è la frazione di astri dotati di pianeti,  ne  è il numero di pianeti potenzialmente abitabili, fl  è la frazione di quelli che ospitano forme di vita,  fi è la frazione dei mondi con esseri intelligenti a livello umano,  fc  è la frazione di civiltà in grado di emettere radiazioni elettromagnetiche e fL è la frazione di quelle che possono inviare segnali elettromagnetici nello spazio per comunicare.

    Le ultime scoperte di pianeti extrasolari hanno però rivelato che probabilmente i pianeti sono molto più diffusi di quanto si potesse immaginare 50 anni fa e si è resa indispensabile un’attualizzazione della Classica Equazione di Drake- indicata anche con l’acronimo in inglese CDE- trasformandola nella Equazione di Drake Statistica (o SDE). A farlo, appunto,  lo scienziato italiano.

    La nuova SDE si basa su uno dei Teoremi Centrali del Limite, sviluppati all’interno del calcolo delle probabilità e utilizzati per rappresentare, in modo standard, una sequenza di variabili casuali. In questo modo, ogni valore ipotetico della vecchia equazione viene normalizzato secondo i parametri accettati dal SETI ( il programma “Search for Extra-Terrestrial Intelligence”). Così si è arrivati ad una stima delle potenziali civiltà extraterrestri un po’ più precisa rispetto a quanto non avvenisse in passato

    L’astronomo ha dunque stabilito che il numero ipotetico è compreso tra 0 e 15.785, con una media approssimata di 4.590- circa un migliaio in più rispetto alla classica equazione di Drake.  Non solo. La formula rivisitata da Claudio Maccone permette di abbassare drasticamente la distanza alla quale queste società galattica vivono, ovvero ad una media di 2.670 anni luce dalla Terra. Infatti c’è il 75% delle possibilità che gli E.T. si trovino tra 1.361 e 3.979 anni luce da qui.

    Una distanza tuttavia pur sempre enorme, che sembrerebbe escludere ogni possibilità di comunicazione: qualsiasi segnale radio inviato da un mondo tanto remoto impiegherebbe tempo immemorabile per giungere sul nostro pianeta. Oltre i  500 anni luce, dicono i ricercatori, le possibilità di captarli sono pari a zero. Ecco spiegato il “Silenzio Assordante” registrato finora dalle strumentazioni del SETI. Sempre ammesso che civiltà tanto evolute usino davvero i segnali radio e non un altro tipo di tecnologia che noi, troppo primitivi, non siamo in grado nemmeno di riconoscere. Figuriamoci se riusciamo a comprenderla …

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    Il tuo tweet a E.T.

    PARTECIPA AL CONTEST LANCIATO DA INAF

    I tweet vincitori del concorso saranno “spediti” nello spazio, e chissà che qualcuno non risponda

    et-600x450Un tweet per E.T.. Questa la campagna lanciata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) sulle pagine del quotidiano La Stampa o meglio sull’edizione online de LaStampa.it.
    L’iniziativa era stata annunciata, un anno fa, in occasione della cerimonia di inaugurazione del Sardinia Radio Telescope, proprie dalle colonne de La Stampa da parte del presidente dell’Inaf Giovanni Bignami.
    L’idea è di raccogliere un certo numero di tweet, messaggi di 140 battute massimo, che rappresentino il pensiero umano verso i nostri ‘fratelli’ alieni.
    Due mesi di campagna durante i quali verranno raccolti i migliori tweet da inviare nel cosmo e contemporaneamente verrà selezionato il radio telescopio e il pianeta, o meglio il sistema stellare, dove inviare i messaggi.
    Un viaggio tutt’altro che breve, che può durare decenni a seconda dell’obiettivo scelto (la stella più vicina, Proxima Centauri, è a qualche anno luce, ma non è ‘contattabile’ da entrambi gli emisferi) quando grida pool, pensa a dove andrà il piattello e non a dove è.
    Il primo messaggio sarà Torna a Surriento per l’insistenza di un appassionato nostro lettore, lettore di Media INAF, che ha molto insistito affinché fosse inviata nel cosmo un brevissimo estratto della canzone di Beniamino Gigli.
    I migliori tre Twitter saranno premiati con una visita, viaggio e ospitalità compresi, al Sardinia Radio Telescope, un gioiello della radioastronomia eccellenza nel mondo e spettacolo mozzafiato anche per coloro che non sono astronomi. Anzi forse di più.
    E chissà che una volta dotato del sistema di trasmissione con le sonde ‘marziane’, se sonde europee e americane che orbitano il pianeta Marte, come stabilito dagli accordi con l’Agenzia Spaziale Italiana, non possa essere proprio il Sardinia Radio Telescope il postino di questi brevi messaggi.

    E.T. parla, ma nessuno lo ascolta

    CERCARE GLI ALIENI CHE CERCANO NOI

    Un nuovo approccio alla ricerca di vita extraterrestre intelligente. Come gli astronomi vanno a caccia di esopianeti facendo affidamento sul sistema dei transiti, allo stesso modo una civiltà aliena potrebbe aver individuato la Terra grazie al movimento di rivoluzione attorno al Sole, la nostra stella. L’ipotesi in uno studio della McMaster University in uscita su Astrobiology

    E.T. l’extra-terrestre, in una scena della pellicola di fantascienza diretta da Steven Spielberg. USA 1982.

    Telefono. Casa. La bambina che fu Drew Barrymore osserva incredula un buffo alieno dall’indice luminescente, mentre compone un lunghissimo numero di telefono, in una scena che è passata alla storia del cinema: E.T. l’extraterrestre. 1982, Steven Spielberg alla regia.

    Ma cosa succederebbe se E.T. fosse stufo di stare attaccato a un ricevitore, mentre qui, da noi, il telefono suona a vuoto e nessuno risponde? La domanda al limite della realtà se la sono posta i ricercatori della McMaster University: non va escluso che l’intelligenza extraterrestre esista e stia cercando di mettersi in contatto con noi. Meglio prestare bene attenzione ai deboli segnali che giungono alle nostre orecchie elettroniche dalla periferia della Galassia.

    Sarebbe un peccato trovarsi fuori campo mentre una forma intelligente di vita extraterrestre cerca di mettersi in contatto con noi.

    Il punto di partenza è elementare: René Heller e Ralph Pudritz della McMaster sostengono che la concreta opportunità di trovare un segnale proveniente dall’esterno si basi sulla condivisibile considerazione che E.T. stia cercandoci con gli stessi strumenti in nostro possesso. Qui da noi, sulla Terra, astrofisici e ricercatori stanno concentrando i loro sforzi su pianeti e lune troppo lontani perché possano essere visti direttamente. Lo studio degli esopianeti passa dal monitoraggio dei transiti di questi lontani corpi celesti di fronte alla loro stella ospite.

    Dalla misurazione della variazione della luminosità di una stella durante il transito di un pianeta di fronte al disco (prendendo a riferimento il nostro punto di vista di un lontano sistema planetario), gli scienziati possono desumere una serie di importantissime informazioni, senza mai vedere direttamente un mondo alieno. Stimano l’illuminazione media fornita al pianeta, la temperatura sulla sua superficie. A oggi sono decine i corpi su cui gli scienziati ipotizzano possano verificarsi condizioni favorevoli alla crescita e allo sviluppo della vita (vedi Media INAF).

    Nello studio in corso di pubblicazione su Astrobiology, Heller e Pudritz rovesciano la prospettiva e si chiedono: potrebbe un’intelligenza aliena aver scoperto l’esistenza della Terra con lo stesso metodo dei transiti cui ricorrono regolarmente gli astronomi oggigiorno?

    Se E.T. va a caccia di esopianeti come facciamo noi, e se per farlo si affida al metodo dei transiti, allora è meglio prestare bene attenzione ai posti da cui si ha una bella vista sul Sole e transito della Terra sul disco solare.

    «È impossibile sapere se gli extraterrestri utilizzino o meno le nostre tecnologie per scrutare l’Universo», spiega Heller. «Certo devono fare i conti con gli stessi principi fisici che valgono per noi, e il sistema dei transiti è un buon metodo per portare a casa validi risultati». Ora, la zona di transito della Terra sul disco del Sole si offre a un pubblico di circa 100mila potenziali bersagli. Un numero destinato a crescere mano a mano che la nostra capacità di osservare il cielo viene incrementata e migliorata. «Se qualcuno di questi bersagli ospita vita intelligente, ebbene questa potrebbe averci individuati da tempo e un eventuale messaggio dallo spazio potrebbe essere già stato trasmesso in direzione Terra», spiega Pudritz.

    Resta da capire se la telefonata da E.T. sia o meno già arrivata alle nostre orecchie. Speriamo di saper prestare la giusta attenzione a questi deboli segnali interstellari. E che la chiamata non sia addebitata al destinatario.

    Per saperne di più:

    Breakthrough Life In The Universe Initiatives Press Conference

    20th July 2015

     

    Yuri Milner and Stephen Hawking Announce

    $100 Million Breakthrough Initiative to Dramatically Accelerate

    Search for Intelligent Life in the Universe

     

    10-year, Multi-disciplinary Search Effort Will Harness

    World’s Largest Telescopes to Mine Data from Nearest Million Stars, Milky Way and 100 Galaxies

     

     

    London, UK – Monday, July 20, 2015 — Yuri Milner was joined at The Royal Society today by Stephen Hawking, Martin Rees, Frank Drake, Geoff Marcy, Pete Worden and Ann Druyan to announce the unprecedented $100 million global Breakthrough Initiatives to reinvigorate the search for life in the universe.

    The first of two initiatives announced today, Breakthrough Listen, will be the most powerful, comprehensive and intensive scientific search ever undertaken for signs of intelligent life beyond Earth. The second, Breakthrough Message, will fund an international competition to generate messages representing humanity and planet Earth, which might one day be sent to other civilizations.

    Breakthrough Listen

    • Biggest scientific search ever undertaken for signs of intelligent life beyond Earth.
    • Significant access to two of the world’s most powerful telescopes – 100 Meter Robert C. Byrd Green Bank Telescope in West Virginia, USA (“Green Bank Telescope”)[1] and 64-metre diameter Parkes Telescope in New South Wales, Australia (“Parkes Telescope”).
    • 50 times more sensitive than previous programs dedicated to SETI research.
    • Will cover 10 times more of the sky than previous programs.
    • Will scan at least 5 times more of the radio spectrum – and 100 times faster.
    • In tandem with a radio search, Automated Planet Finder Telescope at Lick Observatory in California, USA (“Lick Telescope”)[2] will undertake world’s deepest and broadest search for optical laser transmissions.
    • Initiative will span 10 years.
    • Financial commitment is $100,000,000.

     

    Unprecedented scope

    The program will include a survey of the 1,000,000 closest stars to Earth. It will scan the center of our galaxy and the entire galactic plane. Beyond the Milky Way, it will listen for messages from the 100 closest galaxies. The telescopesused are exquisitely sensitive to long-distance signals, even of low or moderate power:

     

    • If a civilization based around one of the 1,000 nearest stars transmits to us with the power of common aircraft radar, Breakthrough Listen telescopes could detect it.
    • If a civilization transmits from the center of the Milky Way, with any more than 12 times the output of interplanetary radars we use to probe the Solar System, Breakthrough Listen telescopes could detect it.
    • From a nearby star (25 trillion miles away), Breakthrough Listen’s optical search could detect a 100-watt laser (energy output of normal household light bulb).

     

     

    Open Data, Open Source, Open Platform

     

    The program will generate vast amounts of data. All data will be open to the public. This will likely constitute the largest amount of scientific data ever made available to the public. The Breakthrough Listen team will use and develop the most powerful software for sifting and searching this flood of data. All software will be open source. Both the software and the hardware used in the Breakthrough Listen project will be compatible with other telescopes around the world, so that they could join the search for intelligent life. As well as using the Breakthrough Listen software, scientists and members of the public will be able to add to it, developing their own applications to analyze the data.

     

    Crowdsourced processing power

     

    Breakthrough Listen will also be joining and supporting SETI@home, University of California, Berkeley’s ground breaking distributed computing platform, with 9 million volunteers around the world donating their spare computing power to search astronomical data for signs of life. Collectively, they constitute one of the largest supercomputers in the world.

     

    Breakthrough Message

     

    • International competition to create digital messages that represent humanity and planet Earth.

     

    • The pool of prizes will total $1,000,000.

     

    • Details on the competition will be announced at a later date.

     

    • This initiative is not a commitment to send messages. It’s a way to learn about the potential languages of interstellar communication and to spur global discussion on the ethical and philosophical issues surrounding communication with intelligent life beyond Earth.

     

    Project Leadership

     

    • Martin Rees, Astronomer Royal, Fellow of Trinity College; Emeritus Professor of Cosmology and Astrophysics, University of Cambridge.
    • Pete Worden, Chairman, Breakthrough Prize Foundation.
    • Frank Drake, Chairman Emeritus, SETI Institute; Professor Emeritus of Astronomy and Astrophysics, University of California, Santa Cruz; Founding Director, National Astronomy and Ionosphere Center; Former Goldwin Smith Professor of Astronomy, Cornell University.
    • Geoff Marcy, Professor of Astronomy, University of California, Berkeley; Alberts SETI Chair.
    • Ann Druyan, Creative Director of the Interstellar Message, NASA Voyager; Co-Founder and CEO, Cosmos Studios; Emmy and Peabody award winning Writer and Producer.
    • Dan Werthimer, Co-founder and chief scientist of the SETI@home project; director of SERENDIP; principal investigator for CASPER.
    • Andrew Siemion, Director, Berkeley SETI Research Center.

    Yuri Milner said: “With Breakthrough Listen, we’re committed to bringing the Silicon Valley approach to the search for intelligent life in the Universe. Our approach to data will be open and taking advantage of the problem-solving power of social networks.”

    Stephen Hawking said: “I strongly support the Breakthrough Initiatives and the search for extraterrestrial life.”

    Frank Drake said: “Right now there could be messages from the stars flying right through the room, through us all. That still sends a shiver down my spine. The search for intelligent life is a great adventure. And Breakthrough Listen is giving it a huge lift.”

    “We’ve learned a lot in the last fifty years about how to look for signals from space. With the Breakthrough Initiatives, the learning curve is likely to bend upward significantly,” added Frank Drake.

    Ann Druyan said: “The Breakthrough Message competition is designed to spark the imaginations of millions, and to generate conversation about who we really are in the universe and what it is that we wish to share about the nature of being alive on Earth. Even if we don’t send a single message, the act of conceptualizing one can be transformative. In creating the Voyager Interstellar Message, we strived to attain a cosmic perspective on our planet, our species and our time. It was intended for two distinct kinds of recipients – the putative extraterrestrials of distant worlds in the remote future and our human contemporaries. As we approach the Message’s fortieth anniversary, I am deeply grateful for the chance to collaborate on the Breakthrough Message, for what we might discover together and in the hope that it might inform our outlook and even our conduct on this world.”

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    [1] The Green Bank Telescope is operated on behalf of the National Science Foundation by the National Radio Astronomy Observatory/Associated Universities Inc.

    [2] The Automated Planet Finder at Lick Observatory is operated by the University of California Observatories.