A Celebration of Space Exploration in Honor of Roger B. Chaffee

Roger That Conference Image

February 10 – 11, 2017

Roger That! Conference

Roger B. Chaffee was born February 15, 1935 in Grand Rapids, Michigan and went on to become one of the city’s favorite sons. An engineer, pilot and astronaut, Chaffee lost his life in the Apollo 1 accident on January 27, 1967. This event, scholarly in nature and open to the general public (and free with registration, apart from the ticketed dinner keynote) is co-organized by Grand Valley State University, the Grand Rapids Public Museum and the Roger B. Chaffee Scholarship Fund. Roger That! seeks to honor Chaffee and highlight local research in a two-day celebration of space exploration.

Roger That! is a series of concurrent events in downtown Grand Rapids taking place on Friday, February 10th and Saturday, February 11th. Speakers from a number of different fields will present. Click here to register for the conference!

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Academic and Public Conference

Date: Friday, February 10th
Location: GVSU Eberhard Center

  • Space and Science presentations will cover space-related topics in the fields of physics, engineering, geology, biology, and mathematics.
  • Space and Society presentations will cover such topics as; the psychology of astronaut team-building, the history of space exploration, space travel and religion, archaeoastronomy, and the economic costs and benefits of space travel.
  • Space and the Arts presentations will take a multimedia approach in discussing the relationship between space exploration and popular culture, focusing on art, science fiction, literature, and film.
  • Student Design Challenge presentations will allow local students in the 6th-12th grades to show off their innovative solutions to a number of challenges involving space exploration. Solutions will be presented and displayed in the Eberhard Center on Friday, February 10th and winners will be announced at the Grand Rapids Public Museum on Saturday, February 11th.

School Field Trips

Date: Friday, February 10th
Location: Grand Rapids Public Museum

Local students will have an opportunity to learn about space exploration through a series of programs at the Grand Rapids Public Museum, including hands-on activities and a presentation at the Roger B. Chaffee Planetarium. For more information visit our Field Trips page.

Museum Celebration

Date: Saturday, February 11th
Location: Grand Rapids Public Museum

The GRPM will continue the celebration of space exploration and the life of Roger B. Chaffee through exciting and educational exhibitions and activities taking place throughout the day.

Click here for more information about the Museum Celebration.

Special Exhibits

A “Roger That!” photo exhibition will be on display from January 9 through March 31 at the West Wall Gallery in GVSU’s Eberhard Center. The exhibition, produced by the GVSU Art Gallery in conjunction with the Chaffee family and the Grand Rapids Public Museum, will display images depicting the life of Roger B. Chaffee.

In addition, samples of actual lunar material returned by the Apollo astronauts who walked on the surface of the moon will also be displayed along with various types of meteorites. This material is on loan from NASA and will be available for viewing during the two-day Roger That! Event. Please consult the Roger That! Schedule for viewing times.

Presented by Grand Valley State University in association with the Grand Rapids Public Museum and the Roger B. Chaffee Planetarium.

Lecture in Grand Rapids

Lecture in Grand Rapids – February 11, 2017
Br. Guy Consolmagno, SJ, will be speaking at the Chaffee Planetarium as part of the two-day events commemorating the 50th anniversary of the Apollo 1 disaster presented by the Grand Valley State University in association with the Roger B. Chaffee Planetarium and Grand Rapids Public Museum.
“Discarded Worlds, Astronomical Ideas that were Almost Correct”
Br. Guy Consolmagno, SJ
Director of the Vatican Observatory
Chaffee Planetarium
Saturday, February 11, 2017 at 11:00 AM
Theme of the presentation:  Astronomy is more than just observing; it’s making sense of those observations. A good theorist needs to blend a knowledge of what’s being observed with a good imagination, with no fear of being wrong. Many key astronomers of the past rose to the challenge, and they were “almost” correct, which is to say, they were wrong … sometimes hilariously, sometimes heartbreakingly so. What lessons can 21st century astronomers take from these discarded images of the universe?
Tickets are available on the Grand Rapids Public Museum website at http://www.grpm.org/
To know more about all the events please see: http://www.gvsu.edu/rogerthat/
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Wikileaks: il Vaticano sa degli alieni. Le prove in uno scambio di mail

Uno scambio di mail reso noto da Wikileaks dimostrerebbe che il Vaticano sa dell’esistenza degli alieni

Wikileaks colpisce ancora e questa volta a farne le spese è il Vaticanoche, secondo uno scambio di mail rese pubbliche, sarebbe a conoscenza dell’esistenza degli alieni. Le mail che fanno riferimento agli extraterrestri (rese note insieme ad altre 2mila) riguardano una discussione fra l’ex astronauta Edgar Mitchell, nell’equipaggio dell’Apollo 14 e morto nel febbraio 2016 e John Podesta, direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton.

Nello scambio di messaggi Edgar Mitchell rivela a Podesta che la Santa Sede è pienamente a conoscenza dell’esistenza di forme di vite aliene e parla persino di una guerra spaziale che potrebbe presto scoppiare. “Il mio collega cattolico, Terry Mansfield, ci aggiornerà sulla consapevolezza del Vaticano rispetto all’Eti” scrive l’astronauta nel 2015, parlando degli alieni e di viaggi nello spazio di cui la Santa Sede saprebbe molto più di quanto vuole dare a vedere.

D’altronde Papa Francesco è stato più volte indicato come uno dei grandi potenti della Terra che potrebbe presto confermare l’esistenza degli alieni. Qualche tempo fa gli era stato chiesto, durante un’intervista, se il Vaticano sapesse qualcosa al riguardo. La sua risposta era stata decisamente evasiva e aveva lasciato aperte molte porte. “Onestamente non saprei come rispondere” aveva detto Papa Francesco “fino a quando l’America fu scoperta abbiamo pensato che non esiste, e invece è esistito”.

Le mail rese note da Wikileaks dimostrerebbero che Papa Francesco – e il Vaticano – sa molto di più di quanto abbia voluto far credere sino ad oggi. In realtà infatti la Santa Sede sarebbe a conoscenza dell’esistenza di forme di vita aliena e sarebbe addirittura entrata in contatto con gli esseri che abitano lo spazio e che potrebbero minacciare la pace della Terra.

Civiltà aliene? L’universo ne ha avute molte, lo dice la scienza

Maggiori probabilità di incontrare civiltà aliene nell’universo, un nuovo studio sembra confermare le ipotesi degli scienziati

Aumentano le probabilità della presenza di civiltà aliene su altri pianeti dell’universo. A confermarlo sono alcuni scienziati che parlano addirittura di altre civiltà extraterrestri che si sono evolute tecnologicamente prima di noi. Adam Frank, professore di fisica ed astronomia presso la University of Rochester nella città di New York, ha infatti spiegato come le probabilità di altri pianeti abitabili da alieni avanzati tecnologicamente siano state rivalutate dagli scienziati. Prima infatti che ci fosse quest’ultima ricerca si immaginava che ci fosse solo una possibilità su un trilione di altre forme di vita evolute su altri pianeti. Nella storia cosmica quindi ci sarebbero state almeno altre dieci miliardi di nuove forme di vita o quanto meno la creazione di pianeti come accadde per la terra.

Gli scienziati americani hanno quindi ripreso la formula di Frank Drake sul numero di civiltà aliene e la hanno aggiornata alla percentuale di spazio abitabile, senza tener conto di un dato termine per le scomparse delle civiltà. Da ciò però non bisogna trarre paure o allarmismi nei confronti dello spazio e degli extraterrestri. Gli scienziati delle Università di Washington e New York hanno infatti spiegato che seppure dalla formula ricavata si evinca che ci siano state altre forme di vita evolute, ciò non significa che dobbiamo essere preoccupati per eventuali contatti con gli alieni. Molte di queste civiltà si sono già estinte dopo migliaia di anni, mentre altre potrebbero trovarsi in un punto troppo lontano per essere raggiunto. Basti ricordare che da un pianeta all’altro le distanze sono in anni luce, spazi quindi davvero troppo ampi per essere percorsi anche con tecnologie abbastanza avanzate.

Dello stesso avviso è il professor Woodruff Sullivan dell’Università di Washington e partecipe di tale ricerca sugli extraterrestri. Egli infatti ha spiegato che pure se ci fossero state 1000 civiltà aliene differenti nei 10.000 anni di storia in cui si sono sviluppate maggiormente le varie forme di vita sulla terra, ciò non significherebbe che ci possa essere contatto con ognuna di esse. Per tutti coloro che attendono quindi un contatto alieno non resta che attendere ancora qualche anno nella speranza di poter finalmente incontrare e studiare gli alieni.

Guarda anche:

Scienza, scoperte ben 234 civiltà aliene. E vogliono tutte entrare in contatto con noi

È la tesi, molto discussa, di uno scienziato del Quebec: gli extraterrestri esistono e comunicano tra di loro con un segnale laser. Lo spediscono anche a noi, ma non ce ne accorgiamo. I colleghi scienziati sono scettici

25 Ottobre 2016 – 08:10

Attenzione, è in arrivo la notizia assoluta: gli extraterrestri esistono e stanno cercando di contattarci. Lo sostengono due scienziati (ma solo loro, sia chiaro) canadesi. Dal 2012 Ermanno Borra e il suo assistente Eric Trottier della Laval University del Québec sostengono di aver individuato i segnali non di una sola civiltà extraterrestre, ma di ben 234.

Tutto nasce dall’ipotesi di Borra (presto diventata una convinzione) che le civiltà aliene, per comunicare, utilizzino raggi laser di una certa potenza. Il meccanismo di comunicazione delineato è piuttosto complesso: per comunicare con i terrestri gli alieni sparerebbero il laser contro la Terra a intervalli regolari (1,65 picosecondi), e gli umani potrebbero individuarlo attraverso un’analisi dello spettro della loro stella. Messaggi molto veloci, ma visibili attraverso studi matematici.

Bene. Partendo da questo presupposto, Borra ha incaricato il giovane Trottier di fare una ricognizione dell’universo, analizzando i dati di circa 2,5 milioni di stelle. Un giochetto. Risultato: seguendo l’intuizione del suo maestro, è riuscito a individuare 234 messaggi laser diversi, con ogni verosimiglianza appartenenti a 234 civiltà diverse.

Certo, la presenza di quei segnali potrebbe essere spiegata anche in modo diverso. Ad esempio, come riconosce lo stesso Borra, una serie di esplosioni nell’atmosfera della stella stessa. Gli altri scienziati hanno preferito concentrarsi più sula parte scettica che su quella entusiasta: è molto probabile, lasciano capire, che il buon scienziato della Laval University si sbagli.

Anzi: secondo Andrew Siemion, direttore del Centro di ricerca SETI dell’Università di Berkeley, il segnale considerato da Borra non avrebbe nemmeno valore scientifico. Troppo debole il segnale e, come è molto probabile, non deriverebbe neppure da elementi reali, ma da errori di analisi nei dati o di calibrazione. Insomma, se gli alieni esistono, si trovano più nel cervello di Borra che nel resto dell’universo.

Il sogno, però, prosegue. Borra non si dà per vinto e anzi si dice contento se altri scienziati hanno voluto prendere le redini di questa ricerca. In fondo, immaginare una comunità di alieni che ha sviluppato un sistema di comunicazione (tralaltro accessibile anche agli uomini) sofisticato e interstellare è un grande sogno. E forse, in un lontano futuro, anche una grande realtà.

Oltre 4 mila civiltà extraterrestri. Ma troppo lontane da noi

Uno scienziato italiano rivede l’Equazione di Drake, la formula matematica che calcola la possibilità di esistenza di vita aliena

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    – Credits: iStockphoto

    Quante sono le civiltà aliene nella nostra sola galassia? Nessuna, dicono i più scettici tra gli scienziati, convinti di poter trovare, al massimo, qualche microrganismo al primo stadio dell’evoluzione.  Centinaia, pensano invece gli ufologi, che sognano un imminente contatto con i nostri fratelli maggiori dello spazio. Ma si sbagliano entrambi gli schieramenti contrapposti. Nella Via Lattea esistono infatti migliaia di popoli extraterrestri. Per l’esattezza, 4.590.

    A indicare questo numero- ovviamente, solo una stima – è l’astronomo Claudio Maccone che ha rivisitato ed interpretato la celebre “Equazione di Drake”, ovvero la formula matematica ideata dallo scienziato americano Frank Drake negli anni ’60, all’inizio dell’esplorazione spaziale, per calcolare la possibilità di entrare in contatto con forme di vita intelligente nell’Universo.

    Una formula decisamente complessa, basata su fattori ipotetici e variabili. Il numero delle potenziali civiltà aliene nella nostra galassia è infatti pari a è Ns x fp x ne x fl x fi x fc x fL , dove Ns  è il numero stimato di stelle presenti nella Via Lattea,  fp è la frazione di astri dotati di pianeti,  ne  è il numero di pianeti potenzialmente abitabili, fl  è la frazione di quelli che ospitano forme di vita,  fi è la frazione dei mondi con esseri intelligenti a livello umano,  fc  è la frazione di civiltà in grado di emettere radiazioni elettromagnetiche e fL è la frazione di quelle che possono inviare segnali elettromagnetici nello spazio per comunicare.

    Le ultime scoperte di pianeti extrasolari hanno però rivelato che probabilmente i pianeti sono molto più diffusi di quanto si potesse immaginare 50 anni fa e si è resa indispensabile un’attualizzazione della Classica Equazione di Drake- indicata anche con l’acronimo in inglese CDE- trasformandola nella Equazione di Drake Statistica (o SDE). A farlo, appunto,  lo scienziato italiano.

    La nuova SDE si basa su uno dei Teoremi Centrali del Limite, sviluppati all’interno del calcolo delle probabilità e utilizzati per rappresentare, in modo standard, una sequenza di variabili casuali. In questo modo, ogni valore ipotetico della vecchia equazione viene normalizzato secondo i parametri accettati dal SETI ( il programma “Search for Extra-Terrestrial Intelligence”). Così si è arrivati ad una stima delle potenziali civiltà extraterrestri un po’ più precisa rispetto a quanto non avvenisse in passato

    L’astronomo ha dunque stabilito che il numero ipotetico è compreso tra 0 e 15.785, con una media approssimata di 4.590- circa un migliaio in più rispetto alla classica equazione di Drake.  Non solo. La formula rivisitata da Claudio Maccone permette di abbassare drasticamente la distanza alla quale queste società galattica vivono, ovvero ad una media di 2.670 anni luce dalla Terra. Infatti c’è il 75% delle possibilità che gli E.T. si trovino tra 1.361 e 3.979 anni luce da qui.

    Una distanza tuttavia pur sempre enorme, che sembrerebbe escludere ogni possibilità di comunicazione: qualsiasi segnale radio inviato da un mondo tanto remoto impiegherebbe tempo immemorabile per giungere sul nostro pianeta. Oltre i  500 anni luce, dicono i ricercatori, le possibilità di captarli sono pari a zero. Ecco spiegato il “Silenzio Assordante” registrato finora dalle strumentazioni del SETI. Sempre ammesso che civiltà tanto evolute usino davvero i segnali radio e non un altro tipo di tecnologia che noi, troppo primitivi, non siamo in grado nemmeno di riconoscere. Figuriamoci se riusciamo a comprenderla …

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    Il tuo tweet a E.T.

    PARTECIPA AL CONTEST LANCIATO DA INAF

    I tweet vincitori del concorso saranno “spediti” nello spazio, e chissà che qualcuno non risponda

    et-600x450Un tweet per E.T.. Questa la campagna lanciata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) sulle pagine del quotidiano La Stampa o meglio sull’edizione online de LaStampa.it.
    L’iniziativa era stata annunciata, un anno fa, in occasione della cerimonia di inaugurazione del Sardinia Radio Telescope, proprie dalle colonne de La Stampa da parte del presidente dell’Inaf Giovanni Bignami.
    L’idea è di raccogliere un certo numero di tweet, messaggi di 140 battute massimo, che rappresentino il pensiero umano verso i nostri ‘fratelli’ alieni.
    Due mesi di campagna durante i quali verranno raccolti i migliori tweet da inviare nel cosmo e contemporaneamente verrà selezionato il radio telescopio e il pianeta, o meglio il sistema stellare, dove inviare i messaggi.
    Un viaggio tutt’altro che breve, che può durare decenni a seconda dell’obiettivo scelto (la stella più vicina, Proxima Centauri, è a qualche anno luce, ma non è ‘contattabile’ da entrambi gli emisferi) quando grida pool, pensa a dove andrà il piattello e non a dove è.
    Il primo messaggio sarà Torna a Surriento per l’insistenza di un appassionato nostro lettore, lettore di Media INAF, che ha molto insistito affinché fosse inviata nel cosmo un brevissimo estratto della canzone di Beniamino Gigli.
    I migliori tre Twitter saranno premiati con una visita, viaggio e ospitalità compresi, al Sardinia Radio Telescope, un gioiello della radioastronomia eccellenza nel mondo e spettacolo mozzafiato anche per coloro che non sono astronomi. Anzi forse di più.
    E chissà che una volta dotato del sistema di trasmissione con le sonde ‘marziane’, se sonde europee e americane che orbitano il pianeta Marte, come stabilito dagli accordi con l’Agenzia Spaziale Italiana, non possa essere proprio il Sardinia Radio Telescope il postino di questi brevi messaggi.